L’artigianato ‘made in Milano’ parla straniero

Le imprese straniere ‘salvano’ l‘artigianato milanese. Se sotto la Madonnina sempre più imprese parlano straniero, i dati forniti dall’Unione artigiani sui risultati del settore forniti dalla Camera di Commercio di Milano sul 2011 parlano chiaro: incremento dello 0,86% nel numero di imprese, con un + 2,07% di aziende avviate da cittadini stranieri.

“E’ innegabile che in questo momento la bilancia resta attiva solo grazie all’imprenditorialità degli immigrati – sottolinea Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani. – La loro crescita nel 2011, riferita allo scenario delle imprese individuali, che costituiscono la stragrande maggioranza nell’universo artigiano, e’ stata di 1.032 unità. Senza questo apporto, a fine anno, non si sarebbe raggiunto il totale di 53.583 unità contro le 53.150 della fine 2010“.

Più 433 imprese artigiane nel 2011, peccato che poche, o molto poche, siano ‘made in Italy’. E per il 2012? Al 31 dicembre dello scorso anno, le aziende artigiane individuali avviate da cittadini stranieri hanno toccato il tetto delle 12.273 unità, con un incremento del 9,2% rispetto al dato 2010.

Dati alla mano, la loro incidenza ha raggiunto il 22,9% (era 21,2% a fine 2010 e 20,1% a fine 2009). Una leggera flessione si è invece registrata per quanto riguarda il 2011 nei settori della manutenzione e riparazione (-1,7%) e del trasporto (-1,6%), mentre il saldo è rimasto pressochè invariato nel settore manifatturiero (+ 0,3%) e dei servizi (+0,2%). In aumento le imprese di costruzioni (+1,9%).

Ma che lingue parlano le nuove imprese artigiane ‘made in Milano‘? Tra le nazionalità più rappresentate troviamo quella egiziana, con il 31,2%, al secondo posto la Romania (14,8%), e al terzo l‘Albania (8,8%). La Cina si colloca invece solo al quarto posto (5,9%), seguita da Perù (5,1%), Ecuador (4,1%) e Marocco (4%).

I settori dove l’imprenditoria straniera fa sentire la sua voce sono quello dei servizi (assistenza, pulizia, corrieri) con il 49,1%, la ristorazione (45,1%), le confezioni abbigliamento (40,0%), la pelletteria (38,7%), le costruzioni e l’edilizia (34,8%).

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