Alzi la mano chi conosce la riforma del lavoro!

La riforma del lavoro, dopo aver suscitato molte polemiche, si ripresenta con alcune modifiche, in certi casi consistenti.
Vediamole punto per punto.

Una delle note dolenti era rappresentata dall’apprendistato, che ora diventa canale d’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani. Se si tratta di aziende con meno di 10 dipendenti il rapporto tra apprendisti e professionisti non può superare quello di 1 a 1, se si tratta per le aziende con meno di 10 dipendenti. Nulla di fatto per gli apprendisti in staff leasing.

Per quanto riguarda gli ammortizzatori, arriva la nuova Aspi dal 2013. Dal 2017 sostituirà l’indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. C‘è inoltre la possiblità, in via sperimentale, dal 2013 al 2015, di prendere tutta insieme l’indennità per avviare un lavoro autonomo.

Per i collaboratori a progetto è previsto un salario base. In via sperimentale per tre anni l’una tantum, in caso di perdita del lavoro, viene rafforzata: potrà arrivare a 6mila euro per un collaboratore che abbia lavorato da sei mesi a un anno.

Anche il congedo di paternità è stato modificato: si potrà usifruirne nei primi 5 mesi di vita del figlio e sarà obbligatorio un giorno e facoltativo (e in accordo con la madre) per gli altri due. E i voucher per la baby sitter potranno pagare anche le rette dell’asilo.

Le aziende potranno esimersi dall’indicare la causale del contratto, quando si tratta di contratti a tempo, fino a un anno. I contratti collettivi possono prevedere, in alternativa ai 12 mesi, una “franchigia” nei casi di specifici processi organizzativi nel limite del 6% degli occupati.

L’articolo 18 che riguarda i licenziamenti ha subito alcune modifiche: nei licenziamenti disciplinari il reintegro è possibile in base alla “tipizzazioni” dei contratti collettivi (e non più dalla legge). Una finta malattia poi non potrà più inficiare il recesso (salvo maternità e infortuni).

Cambiano le regole anche per accedere alla sospensione delle rate di mutuo sulla prima casa.
In questo caso, non verranno applicate commissioni o spese di istruttoria e il tutto avverrà senza richiesta di garanzie aggiuntive.

Le partite Iva, per le quali si era scatenato un putiferio, sono considerate valide con un reddito lordo annuo superiore a 18mila euro. Per riconoscere quelle fittizie ci si baserà su tre indici: durata di 8 mesi della collaborazione, 80% del reddito totale e avere una postazione fissa.

Gli sgravi sul salario di produttività diventano strutturali dal 2012. La “cedolare secca” del 10%, introdotta in via sperimentale per il triennio 2008-2010,potrà contare su 650 milioni di euro.

Approvati i voucher in agricoltura per studenti, pensionati e casalinghe, ma per le imprese con un fatturato sotto i 7mila euro. Per tutte le altre imprese le casalinghe sono escluse. Previsto un valore orario, da aggiornare con i sindacati.

Vera MORETTI