Coworking sì, ma che sia eco-fiendly

Non solo coworking, ma condivisione degli spazi con attenzione alla natura.
Ora che il fenomeno del coworking è infatti molto diffuso, si stanno creando spazi che vogliono essere anche sostenibili, e questo sembra che sia un vantaggio non solo per l’ambiente ma anche per chi ci lavora.

Esistono già alcuni esempi pratici di questa teoria, come quello di Lisbona, all’interno del Mercado da Ribeira, dove c’è SecondHome, società inglese che offre uno dei coworking più versi del mondo.
Gli interni sono stati progettati e realizzati da Lucía Cano e Josè Selgas, fondatori dello studio di architettura SelgasCano e ricordano molto una serra. Tra un pc e l’altro, si trova un tavolo sociale lungo 70 metri sopra il quale ci sono circa 1.000 piante, belle sicuramente dal punto di vista estetico ma anche e soprattutto meritevoli di apportare innumerevoli benefici agli occupanti, migliorando la salubrità dell’aria, riducendo i rumori e assicurando un maggior senso benessere.

Anche Londra può vantare spazi di coworking all’avanguardia, con Huckletree, che, oltre a prestare attenzione al risparmio energetico, rende piacevole la permanenza offrendo ai lavoratori ambienti luminosi arredati con piante e mobili realizzati con materiali riciclati.

Negli Stati Uniti, infine, e precisamente a Denver, c’è Green Spaces, costruito con materiali ecosostenibili, e che, tra le altre cose, presta la massima attenzione alla corretta gestione dei rifiuti.
La presenza dei pannelli solari, inoltre, che sono ben 160 posizionati sul tetto della struttura, la rendono energeticamente autosufficiente, e questo è un importante valore aggiunto.

Vera MORETTI