Il Cnf vuole la riforma sull’avvocatura

di Vera MORETTI

Il Consiglio Nazionale Forense, nella persona del suo presidente Guido Alpa, ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, nonché ai presidenti dei gruppi parlamentari e ai presidenti e ai componenti delle commissioni giustizia dei due rami del parlamento, con un elenco dei motivi che rendono necessaria la riforma sull’avvocatura.

Le “buone ragioni” sarebbero in sostanza tre, perché un’avvocatura qualificata si rende necessaria al fine di far funzionare al meglio la macchina giudiziaria. Il corretto funzionamento dell’amministrazione rappresenta certamente il fulcro su cui si poggia la richiesta di riforma dell’ordinamento forense, considerando che l’avvocatura è “componente essenziale della giurisdizione, e pertanto le misure che promuovono il corretto esercizio della professione e rafforzano le garanzie di qualità della prestazione professionale consentono una più piena soddisfazione dei diritti dei cittadini e, quindi, migliorano il funzionamento della macchina giudiziaria”.

E questo può avvenire anche grazie ad una maggiore competitività dei legali, se si tratta di introdurre misure idonee a sostenere lo sforzo competitivo degli avvocati italiani e a dare vita ad un mercato sempre più dinamico e specializzato.

Per non parlare dell’innovazione di cui l’ordinamento forense ha bisogno, ma considerando sempre di primo piano la difesa dei diritti dei cittadini.

La richiesta è piuttosto esplicita, dunque, e si chiede che la riforma sia disciplinata per legge, a seguito di un dibattito parlamentare già in corso.
Il Senato ha infatti approvato, benché in prima lettura, il testo del disegno di legge di tale riforma ed ora è sottoposto all’esame della Commissione giustizia della Camera.

Ma che non si posticipi più una riforma ormai urgente.