In passato si storceva il naso di fronte alle lamentele dei negozianti: quasi nessuno credeva che la crisi potesse toccarli.
Ma ora le cose sono cambiate e, dati alla mano, la situazione, per il commercio al dettaglio, è diventata davvero pesante.
A parlare sono i 20.000 negozi che mancano all’appello rispetto al 2011.
Così tante sarebbero le saracinesche che, nel 2012, si sono chiuse, o presto lo faranno, per non aprirsi più.
Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio di fronte a questa realtà, e considerando i numeri, per nulla confortanti, degli anni passati, ha dichiarato che la crisi sta colpendo in modo più duro di quanto ci si aspettasse.
Il “Rapporto sulle Economie Territoriali e il Terziario di Mercato” presentato dall’Ufficio Studi, rivela che nel 2011 il commercio ha registrato un saldo negativo di 30.039 imprese, sintesi di 71.792 iscrizioni e di 105.831 cancellazioni, un risultato decisamente peggiore di quello registrato nel biennio precedente.
E se le cessazioni sono state elevate in tutti i settori, proprio nel comparto del dettaglio hanno raggiunto i massimi livelli, interessando il 60% delle totale delle cancellazioni del settore.
A fronte di 43.829 imprese iscritte ci sono state 62.477 cessazioni con un saldo negativo di 18.648.
Vera MORETTI
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