Il passaggio all’euro? Un affare per lo Stato

Non sembrerebbe certo una notizia in senso stretto, quella emersa dall’ennesimo studio della Cgia di Mestre: secondo i dati statistici elaborati dall’Ufficio Studi dell’associazione mestrina, con l’introduzione dell’euro, dal 2002, l’inflazione media italiana è aumentata del 24,9%, con gli incrementi maggiori in Calabria (+31,6%), Campania (+28,9%), Sicilia (+27,6%), Basilicata (+26,9%).

Insomma, che con l’arrivo della moneta unica il costo della vita fosse aumentato un po’ per tutti era cosa che ciascuno di noi aveva sotto gli occhi e sulla propria pelle. E questa è la non-notizia. La notizia vera che, invece, mette in luce la Cgia è in realtà duplice: gli aumenti si sono scaricati soprattutto al Sud, come si vede dalle percentuali di cui sopra e, questa la cosa più illuminante, gli “sciacalli” dell’euro non sono stati certo artigiani e, soprattutto, commercianti – come buona parte dei luoghi comuni vuole indurre a credere – ma lo Stato (guarda un po’, sempre lui…), le aziende energetiche e quelle dei trasporti pubblici. Ma andiamo con ordine.

Intanto, spiega Giuseppe Bortolussi, Segretario della Cgia di Mestre, “il maggior aumento dei prezzi registrato nel Sud non deve essere confuso con il caro vita. Vivere al Nord è molto più gravoso che nel Mezzogiorno. Altra cosa, invece, è analizzare, come abbiamo fatto noi, la dinamica inflattiva registrata in questi ultimi dieci anni. La maggior crescita dell’inflazione avvenuta nel Sud si spiega con il fatto che la base di partenza dei prezzi nel 2002 era molto più bassa rispetto a quella registrata nel resto d’Italia. Inoltre, a far schizzare i prezzi in questa parte del Paese hanno concorso anche il drammatico deficit infrastrutturale, la presenza delle organizzazioni criminali che condizionano molti settori economici, la poca concorrenza nel campo dei servizi e soprattutto un sistema distributivo delle merci molto arretrato e poco efficiente“.

L’aspetto sorprendente, però, riguarda ciò che è aumentato in questi anni. Altro che i commercianti hanno marciato sul cambio lira-euro. Dagli studi della Cgia mestrina emerge che l’euro ha fatto esplodere i prezzi delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+63,7%) – ovvero i generi su cui lo Stato interviene più pesantemente con le proprie accise -, quello delle manutenzioni/ristrutturazioni edilizie, gli affitti, i combustibili e le bollette di luce, acqua e gas e asporto rifiuti (+45,8%); a seguire, salgono i prezzi dei trasporti (treni, bus, metro +40,9%) mentre rimangono in linea o al di sotto del dato medio nazionale, gli aumenti dei servizi alberghieri e della ristorazione (+27,4%), dei prodotti alimentari (+24,1%), del mobilio e degli articoli per la casa (+21,5%), dell’abbigliamento/calzature (+19,2%).

Caustico Bortolussi: “A differenza di quanto è stato denunciato sino ad ora, con l’avvento dell’euro non sono stati i commercianti a far esplodere i prezzi, bensì i proprietari di abitazioni, le attività legate alla manutenzione della casa, le aziende pubbliche dei trasporti, i gestori delle utenze domestiche ed, infine, lo Stato con gli aumenti apportati agli alcolici e alle sigarette“.

Insomma, è pur vero che a guadagnarci sono sempre i soliti noti. Sì, ma non i commercianti onesti e massacrati dal Fisco: chi è più “solito noto” dello Stato, quando si tratta di fare soldi a spese della collettività?

d.S.

Redazione

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