La crisi discussa all’Assemblea del Cna

La crisi economica è stata al centro dell’assemblea del Cna, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, svoltasi ieri a Roma, presso l’Auditorium della Conciliazione.

I dati presentati, che riguardano gli ultimi quattro anni, fanno emergere un’Italia in affanno, che ha perso addirittura 90.000 imprese artigiane di produzione, che rappresentano oltre il 20%.
Quantificati in numero di posti di lavoro, raggiungono la spaventosa cifra di 250mila posti di lavoro in meno.

A commentare questi numeri è stato Ivan Malavasi, presidente Cna: “Intere filiere, che per decenni hanno rappresentato il vanto del nostro Paese, stanno scomparendo trascinando nel baratro l’indotto e le comunità territoriali che attorno ad esso ruotano. Penso al settore dell’auto, della siderurgia e a quello degli elettrodomestici. Ognuno di questi ci riporta direttamente a contesti e aree del Paese che vivono condizioni drammatiche”.

Lo scoglio più difficile da combattere è la pressione fiscale, che ha raggiunto il 68,5% sui profitti e si conferma una delle più alte del mondo, e non permette di alzare la testa e reagire alla crisi.

Continua Malavasi: “Nessuna impresa può pagare sempre più tasse per il solo fatto di esistere. Tutti noi riteniamo sia giusto pagare le tasse e pagarle in modo proporzionale al proprio reddito. Nelle mutate condizioni della globalità, tuttavia, non si può competere senza un fisco capace di contrastare l’evasione e l’elusione, in modo efficace. Senza un fisco che non guardi alle imprese come luoghi in cui si produce e si crea ricchezza“.

Vera MORETTI