Crisi o no, il Made in Italy continua a tenere banco anche se, in questo periodo che ha messo in ginocchio l’economia italiana, a sollevare le sorti del mercato del lusso sono soprattutto i mercati emergenti, Cina in testa.
Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha dichiarato a proposito: “I consumatori cinesi assorbono soprattutto dalla macchina produttiva cinese. Il consumo interno aumenta perché oggi i cinesi sanno realizzare prodotti di una certa qualità, e del resto glielo abbiamo insegnato proprio noi. Tutto ciò è per noi positivo perché subiamo meno la pressione delle loro esportazioni“.
A giocare a nostro favore è anche il fenomeno dell’inurbamento che porterà 400 milioni di cinesi a traslocare dalle campagne alle città: “400 milioni di persone che in città cominceranno a consumare”, contribuendo ad accrescere la fascia media che si pone tra il livello molto alto, quello dei marchi di lusso, e quello più basso della manifattura cinese.
In questo settore potrebbero “insinuarsi” i marchi italiani che, pur rimanendo di alta qualità, propongono una moda a prezzi più bassi, poiché non c’è da pagare il valore del brand.
Per accontentare le esigenze di questa nuova fascia di consumatori, e favorire lo sviluppo all’estero di marchi italiani ancora sconosciuti, la Camera della Moda il 7 maggio scorso ha firmato un accordo con la China Business Coalition Shopping Center Professional Committee, l’Associazione globale no profit che fa parte della Camera di Commercio Cinese e che si occupa degli Shopping Center nazionali, in termini di gestione e servizi.
Questo accordo vuole favorire la cooperazione tra i due sistemi moda, Italia e Cina, facilitando i rapporti commerciali tra i due Paesi. Lo scopo è quello di rafforzare lo sviluppo e la presenza dell’eccellenza del Made in Italy in Cina ma, come ha sottolineato Boselli, “la principale finalità di tale intesa è quella di favorire la penetrazione e lo sviluppo sul mercato cinese delle imprese del Made in Italy, in particolare modo di quelle medio-piccole, che per le loro dimensioni faticano maggiormente ad andare sui mercati più lontani“.
Le due parti, quella cinese e quella italiana, hanno deciso di collaborare per ottenere entrambe il medesimo vantaggio: rafforzare la leadership di entrambi i sistemi-moda, ognuno nei rispettivi ambiti di attività.
Grazie a questo “trattato di non belligeranza”, si attende un 2013 stellare per quanto riguarda l’export, con uno spostamento della sua geografia verso i paesi emergenti, che già negli anni precedenti hanno dimostrato di saperla fare da padroni, sbaragliando i mercati “tradizionali” europei e statunitensi.
In questo senso si muove anche la Russia, ora rallentato rispetto alla Cina, ma perché aveva cominciato ad imporsi a livello internazionale in tempi precedenti. Il Made in Italy, comunque, va sempre forte, tanto da essere ancora in testa alle preferenze dei consumatori, più attenti e raffinati.
Tra i prodotti che all’estero, e soprattutto in Oriente, ricevono i maggiori consensi, ci sono quelli in pelle, come ha confermato anche Salvatore Mercogliano, amministratore delegato Lineapelle e direttore UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria): “Il mercato della pelle finita è strettamente agganciato alla moda. Il fascino dell’accessorio italiano è vivo, come del resto, nel nostro comparto, anche i salotti, gli interni dell’auto e così via. L’andamento rimane molto positivo. Il Made in Italy è tuttora vincente perché le cosiddette griffe, anche quelle straniere , come per esempio le francesi, hanno bisogno della pelle italiana che è indiscutibilmente un valore aggiunto“.
Ma, in questo campo, la Cina non rappresenta solo un mercato appetibile, ma anche un temibile concorrente: la conceria cinese, infatti, produce capi di media qualità, approvvigionandosi in tutto il mondo.
E’ vero, però, che i nuovi ricchi che abitano nel Paese del Sol Levante pretendono alta qualità nella lavorazione e nei materiali, che solo il Made in Italy è in grado di garantire: i produttori asiatici sono ben consapevoli di ciò, tanto da rivolgersi sempre alle aziende italiane, vere leader del settore.
Mercogliano conferma: “Le nostre aziende hanno specifiche capacità settoriali, sono innovative e creative. Come associazione portiamo le nostre imprese 3 volte all’anno ad esporre in Cina. È emerso, più marcatamente rispetto allo scorso anno, che i produttori cinesi si dedicano meno alla produzione conto terzi per l’export e guardano più al mercato interno, con una produzione di livello medio-alto rivolta ad un consumatore sempre più evoluto ed esigente. Nonostante il calo delle nostre esportazioni del primo semestre 2012 (-11%), il valore del flusso di pelli italiane verso il colosso cinese è tornato a livelli pre-crisi: 745 milioni di euro nel 2011, terzo miglior dato di sempre, che ci rende il loro primo fornitore estero di finito (22% del totale). Noi facciamo tendenza, con lavorazioni raffinate, colori sempre nuovi e superfici sempre diverse al tatto, grazie a tecnologia e innovazione. L’eccellenza delle nostre concerie è fuori discussione. Un primato che si realizza nello stile, nella qualità e nella sostenibilità sociale e ambientale“.
Vera MORETTI
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