L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, annuncia la nuova frontiera del gruppo nel sud-est asiatico: il golfo del Bengala, il Vietnam e l’ex Birmania. Al momento l’azienda produce in Libia solo un terzo del suo potenziale: «La Libia – spiega l’ad – spende circa 5 miliardi di dollari al mese per pagare stipendi e sussidi. Finché produce 1,6 milioni di barili all’anno non c’è nessun problema, ma se ne produce 200 o 400 mila cominciano a mancare i fondi necessari».
Come detto la nuova frontiera per il gruppo è il sud-est asiatico. «Negli ultimi tre-quattro anni abbiamo sviluppato una strategia asiatica. Siamo già i primi produttori in Africa, ora cominciamo a esplorare il golfo del Bengala», ha spiegato Scaroni, senza dimenticare però la Cina e il Pakistan dove Enel «è il primi produttore, e siamo molto felici di essere lì».
Quanto al prezzo del petrolio, in costante ascesa negli ultimi anni, che dal 2011 costa mediamente 110 dollari al barile, arriverà a costare, secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, la bellezza di 128 dollari nel 2035.
JM
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