di Davide PASSONI
Nell’era del mercato globale, dei mercati virtuali, dell’e-commerce e della moneta elettronica, quando la parola d’ordine è “dematerializzazione”, sia dei documenti sia del contante, per le piccole imprese manifatturiere e artigiane esistono dei luoghi nei quali, ancora, hanno un valore il contatto, le relazioni, la stretta di mano: sono le fiere di settore.
Per qualcuno si tratta di istituzioni vecchie, che costano alle aziende più di quanto rendono in termini di ritorno economico; per altri sono utili più agli enti che le organizzano che agli espositori che vi partecipano; per altri ancora, quelli che hanno un’idea del business come roba da galantuomini, danno invece il valore aggiunto del guardarsi in faccia e dello stringersi la mano, magari come suggello a un affare.
Quot capita, tot sententiae dicevano i latini, ossia “tante teste, altrettante opinioni”. Vero è che, specialmente in un Paese come l’Italia a prevalente vocazione manifatturiera, le fiere di settore continuano ad abbondare e a rappresentare un motore importante per l’economia dei piccoli e di grandi. Questa settimana INFOIVA farà un viaggio nelle realtà fieristiche italiane per tastare il polso a un settore che, impresa anch’esso, è costretto a fare i conti con la galoppante globalizzazione. Saprà rinnovarsi e darsi un senso per sopravvivere?
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