Alessia Mosca del Partito Democratico, Barbara Saltamartini del Nuovo centrodestra, Irene Tinagli di Scelta Civica hanno depositato lo scorso 29 gennaio la proposta di legge che regolamenta lo Smart Working (“Norme finalizzate alla promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro”) nei CCNL (contratti collettivi di lavoro di qualsiasi livello), con specifico accordo economico, strumenti informatici e obblighi di sicurezza su misura, perché come si legge nella proposta «il futuro del lavoro passa per la flessibilità» di orari e sede.
Lo Smart Working viene definito dal comma 2 «prestazione di lavoro subordinato» che si svolge con le seguenti caratteristiche: prestazioni fuori azienda fino al 50% dell’orario annuale, eventuale uso di strumenti informatici e/o telematici per l’attività, niente obbligo di postazione fissa nei periodi di lavoro fuori azienda e il compenso non può essere inferiore a quello previsto per gli altri lavoratori subordinati, a parità, ovviamente, di mansioni.
Nonostante i benefici dello Smart Working siano ormai cosa nota, aumento medio della produttività del 5,5% e risparmi per l’azienda in costi diretti fino a 10 miliardi di euro, la flessibilità nell’orario di lavoro nel nostro Paese è concessa nel 25% delle PMI, e offerta solo nel 10% dei casi.
Jacopo MARCHESANO
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