Come negli scorsi anni, Adi (Associazione per il disegno industriale) è presente al Salone del Mobile di Milano e al Salone Satellite con due postazioni e vari servizi destinati ai soci e ai visitatori. In occasione del ritorno nel capoluogo lombardo della premiazione della XXIII edizione del Premio Compasso d’oro, oggi abbiamo incontrato la presidentessa dell’associazione che dal 1956 riunisce progettisti, imprese, ricercatori, insegnanti, critici, giornalisti intorno ai temi del design, Luisa Bocchietto.
Dott.ssa Bocchietto, ieri è stata inaugurata la cinquantatreesima edizione del Salone del Mobile e quest’anno a Milano sarà consegnato il Compasso d’Oro ADI, il più antico e autorevole premio mondiale di design…
Finalmente il Compasso d’Oro torna nella capitale del design dopo una decina d’anni e non possiamo che esserne molto soddisfatti nel 60esimo anniversario della creazione. Oltre alla consegna del premio nato da un’idea di Gio Ponti, saremo presenti anche con una mostra degli oggetti selezionati dal 2011 al 2013 che si contenderanno il titolo già assegnato a designer del calibro di Ettore Sottsass e Achille Castiglioni. Insomma, una settimana a pieni giri…
Dal 1998 si rinnova anche l’appuntamento con SaloneSatellite, dedicato ai designer più promettenti. Quale sarà il futuro dei nostri migliori giovani nel campo del design?
Non roseo purtroppo. Sarà di fondamentale importanza riuscire a collaborare non più con le aziende tradizioni del mondo del design, ma con aziende di settori collaterali che hanno decisamente più bisogno dell’apporto di giovani creativi. Se così non fosse, lavorare all’estero sarebbe una delle poche alternative.
Come in molti altri settori, se confrontassimo i dati di vendita degli ultimi anni troveremmo un cospicuo aumento dell’export a fronte di un mercato interno decisamente in crisi. Appeal internazionale e crisi economica interna sono le uniche chiavi di lettura?
È evidente come nel nostro settore, ma non solo, le aziende che si rivolgono al mercato estero riescono a monetizzare maggiormente rispetto a quelle che si rivolgono esclusivamente ai consumi interni. L’Italia, per tutti i motivi che conosciamo, è un paese fermo, c’è da augurarsi che nuove politiche riescano a semplificare una burocrazia che opprime sempre di più un Paese in grave difficoltà. È emblematica l’ambivalenza della situazione che si è creata: grande apprezzamento dall’estero ed enorme difficoltà interna. Il sistema Paese dovrebbe aiutare maggiormente le piccole e medie imprese che non riescono a investire sui mercati esteri, senza pensare che la nostra creatività, seppur illimitata, riesca a risolvere da sola la situazione…
Jacopo MARCHESANO
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