Il vino made in Italy continua a mietere successi all’estero, come dimostra la crescita del valore dell’export di vino italiano nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014, anno peraltro climaticamente disgraziato.
Secondo i dati del Centro Studi Assoenologi, nel periodo considerato il giro d’affari del vino italiano all’estero è passato da 2 miliardi e 387 milioni di euro a 2 miliardi e 542 milioni, pari a un +6,4% anno su anno. Bene anche i dati sui volumi esportati, in calo dell’1,7% dal 2,1% dello stesso periodo dell’anno precedente. Passa da 2,40 a 2,60 euro al litro il valore medio unitario del vino italiano.
Ma dove va forte il vino italiano? Un po’ in tutto il mondo, anche se l’export nei Paesi extra Ue ha fatto segnare un +10,8% contro un +2,6% dei Paesi Ue. Bene Asia Centrale (+19,1%), Nord America (+17,1%) ed Estremo Oriente (+9,5%) al di fuori dell’Ue, mentre per quanto riguarda i principali mercati, stravincono sempre gli Stati Uniti (644 milioni di euro, 2,7 milioni di ettolitri esportati), seguiti dalla Germania (463 milioni di euro, 1,6 milioni di ettolitri esportati) e dal Regno Unito (323 milioni di euro).
In quanto a regioni, il vino italiano più apprezzato nel periodo è stato quello veneto, con un valore di 855,4 milioni di euro, +11% rispetto al 2014. Seguono il Piemonte, con un giro d’affari dell’export di 436,3 milioni di euro e un trend stabile (-0,6%), e la Toscana, che ha fatto registrare l’aumento di valore più considerevole: +25,8%, da 339,8 a 427,5 milioni di euro.
Giù dal podio bene il Trentino Alto Adige, al quarto posto con 244,7 milioni di euro, Lazio e Abruzzo, +8,5 e +8,7% in valore, Puglia (+1,4%) e Sicilia (5,2%). Negative Lombardia (-7,5%), Emilia Romagna (-14,9%) e Marche (-10,7%).
Secondo Assoenologi, “il primo semestre dell’anno si chiude in maniera brillante per il vino italiano, specialmente grazie alle capacità delle imprese che hanno saputo cogliere le opportunità della domanda internazionale. Si delineano nuovi scenari per l’offerta enologica italiana in un’evoluzione continua che ridisegna non tanto il ruolo e la leadership dei mercati principali, quanto il ruolo crescente di alcune aree commerciali nel panorama”.
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