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Studi professionali 2.0

Il processo irreversibile di conversione al digitale e alle nuove tecnologie non deve interessare solo le piccole e medie imprese, ma anche gli studi professionali. Una tendenza che, per fortuna, non sembra così remota in Italia, come dimostra una ricerca realizzata dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano nata da due anni di osservazioni su studi di commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati e studi multidisciplinari.

Dalla ricerca emerge che gli studi professionali hanno investito molto in Ict negli ultimi 3 anni, tanto che nel 2015 la loro spesa per investimenti in Information and Communication Technology è stata superiore a 1 miliardo e 100mila euro, che suddivisa fra i vari studi professionali che hanno partecipato alla survey fa circa 9mila euro a studio.

Inoltre, dalle propensioni di investimento degli studi professionali che hanno aderito alla survey – principalmente studi di micro e piccole dimensioni, con portafoglio clienti inferiore alle 50 unità e fatturato entro i 100mila euro/anno – è emerso che nei prossimi due anni è attesa una spesa di circa 1,2 miliardi di euro all’anno+8%. Ma, nel dettaglio, in che tecnologie investono gli studi professionali?

Secondo lo studio, si tratta soprattutto di tecnologie abilitanti l’esercizio professionale, mentre cresce la propensione agli investimenti in software per la gestione elettronica dei documenti (39%) e la conservazione digitale a degli stessi (39%), per siti per la condivisione di attività e documenti con i clienti (34%) e siti internet degli studi professionali (33%).

Dall’indagine del Politecnico emerge anche un altro dato interessante: l’adozione di nuove ed evolute tecnologie si riflette positivamente sul fatturato e sulla redditività degli studi professionali che le adottano, tanto che crescono del doppio rispetto agli altri i professionisti che usano strumenti tecnologici più evoluti.

Si tratta principalmente di strumenti per l’archiviazione digitale, la dematerializzazione documentale, la firma grafometrica dei clienti degli studi professionali (il 74% dei  145 studi che hanno avviato o concluso progetti di miglioramento digital based analizzati nella survey), siti per la condivisione di documenti e attività con i clienti (72%), app e strumenti per  pianificazione finanziaria, scadenze dei pagamenti, formazione a distanza ecc. (55%).

Non indifferente, infine, la diffusione dell’uso del cloud computing per la posta elettronica o per la Pec degli studi professionali.

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