Congiuntura, il 2016 parte bene ma il 2015 ha fatto meglio

I dati sulla congiuntura economica relativi all’inizio del 2016 indicano un avvio di anno complessivamente positivo, ma in rallentamento rispetto al 2015, a conferma di un’economia che avanza lentamente. 

I dati congiunturali derivano dall’indagine relativa al primo trimestre 2016, che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (1.576 imprese) e artigiane (1.190 imprese).

Nel primo trimestre 2016 si registra un rallentamento della crescita della produzione industriale, con variazioni congiunturale (+0,1% dato destagionalizzato) e tendenziale (+1,3%) entrambe positive, ma inferiori ai risultati di fine 2015 (+0,4% congiunturale e +1,9% tendenziale).

Anche per le aziende artigiane manifatturiere la congiuntura a inizio 2016 registra una decelerazione della produzione rispetto ai risultati dello scorso anno, con la variazione tendenziale al +0,7% e la variazione congiunturale che torna negativa al -0,3%.

L’indice della produzione industriale non riesce a superare quota 99, mantenendo la distanza dal massimo pre-crisi intorno ai 9 punti percentuali.

Per le aziende artigiane l’indice della produzione scende a quota 70,4, ma rimane quasi tre punti rispetto al minimo di inizio 2013, recupero realizzato quasi interamente nel corso del 2015, anno caratterizzato da una discreta congiuntura economica.

Per quanto riguarda i settori produttivi, la dinamica tendenziale della produzione risulta essere ancora differenziata, con i 13 settori oggetto di analisi divisi in due tra crescita e contrazione. Guidano i settori in ripresa: chimica e mezzi di trasporto (+2,7%), seguiti da siderurgia (+2,4%), gomma-plastica (+2,3%), meccanica (+1,7%), carta-stampa e legno-mobilio (+1,0%).

Tra i settori negativi metà presenta variazioni della congiuntura di poco inferiori allo zero (abbigliamento -0,2%; tessile -0,6%; alimentari -0,8%) quasi assimilabili ad una stazionarietà dei livelli produttivi; i restanti sono i settori che più hanno risentito della crisi e ancora non accennano a riprendersi (minerali non metalliferi -3,2%; industrie varie 
-2,4%; pelli-calzature -1,4%).

Anche per l’artigianato a livello settoriale la situazione è eterogenea, con il segno positivo che caratterizza circa metà dei comparti. I cinque settori in espansione sono guidati dalle industrie varie (+6,1%), dalla gomma-plastica (+5,9%), l’alimentare (+2,4%) e la meccanica (+1,0%). In leggera crescita la carta-stampa (+0,5%). In contrazione il comparto moda (abbigliamento: -3,9%; tessile: -2,5%; pelli e calzature: -2,1%), a cui si aggiunge la siderurgia (-2,2%), i minerali non metalliferi (-1,5%) e il legno-mobilio 
(-0,4%).

Lo spaccato dimensionale presenta dati di congiuntura sulla produzione positivi per tutte e tre le classi, ma con differenti velocità: più intensa in questo trimestre per le grandi (+1,6%) e più contenuta per medie e piccole imprese (+1,2%), schema che si ripresenta anche per l’artigianato con le imprese più piccole, con un numero di addetti compreso tra 3 e 5, che registrano i risultati peggiori (-0,7%) e quelle di dimensioni maggiori che mantengono crescita tendenziale (+1,1% le imprese da 6 a 9 addetti e +1,7% quelle con più di 10 addetti).

L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo significativo (+0,7%) grazie a una consistente contrazione delle uscite (1,1% il tasso d’uscita) e ad una tenuta degli ingressi (1,8% il tasso d’ingresso). In rallentamento anche il ricorso alla cassa integrazione, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione che scende al 13,2%, e la quota sul monte ore al 2,0%.

Le aspettative degli imprenditori industriali per la domanda estera e interna si stabilizzano sui livelli di fine 2015. Per la produzione il saldo rimane in area positiva ma si riduce ulteriormente a causa di un incremento dei pessimisti, mentre la quota degli imprenditori che non prevedono variazioni della congiuntura rimane stabile al 58%. In leggero miglioramento le aspettative sull’occupazione, ma rimane elevata la quota di imprenditori che non prevede variazioni nei livelli (84%).

Redazione

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