Regime forfettario 2021: cosa cambia rispetto all’ordinario?

Il Regime forfettario 2021 non dovrebbe prevedere modifiche sostanziali rispetto a quello dell’anno scorso. Ma è il regime fiscale più scelto, ed ecco il perchè.

Regime forfettario 2021: perchè è così scelto?

Il Regime forfettario è stato introdotto con la legge n.208 del 2015. Ma poi modificato dalla Legge n. 145/2018 e dal D.L. n 124/2019. Il regime forfettario prevede delle “agevolazioni” per tutti coloro che intendono aprire una nuova attività. Lo scopo è proprio quello di stimolare, i giovani imprenditori a creare nuove imprese. Per i suoi limiti e requisiti viene molto adottato dalle micro e piccole imprese, ma anche da coloro che svolgono attività professionali.

Ad esempio, agenti immobiliari, avvocati, assicuratori, agenti di commercio e similari. Il regime forfettario prevede il limite del raggiungimento del reddito. Pertanto, solo se si rimane entro i limiti di 65 mila euro, si può sfruttare questa opportunità. Inoltre, è possibile accedere a questo regime, qualora non si sono sostenute spese, per collaboratori o dipendenti, superiori a 20 mila euro. Nel caso di start-up questo non è un valore da prendere in esame, almeno all’inizio.

Regime forfettario 2021: la differenza applicazione dei coefficienti

Il Regime forfettario, rispetto a quello ordinario, prevede una serie di vantaggi. Quando si apre un’attività nuova soprattutto, prima di scegliere il regime fiscale, è meglio fare delle opportune precisazioni. Nel regime ordinario, il reddito imponibile viene calcolato applicando alla somma dei ricavi, il coefficiente di riferimento dell’attività svolta. In generale, il valore di tali coefficienti oscilla tra il 40% e l’86%.

Invece nel regime forfettario, viene applicato, alla sommatoria dei ricavi, solo un’imposta pari al 15%. Se invece l’attività è di nuova apertura questa imposta scende al 5%. Anche se l’agevolazione al regime forfettario del 5% ha una validità temporale limitata: solo 5 anni. Ma occorre precisa che, in questo caso, bisogno avere anche altri requisiti:

  • non aver svolto attività d’impresa nei 3 anni precedenti;
  • la nuova attività non deve essere una continuazione di un’altra, nè sotto forma di dipendente o di lavoratore autonomo.

I vantaggi del regime forfettario 2021

Anche per quest’anno sono confermati i principali vantaggi del regime forfettario. Tra questi i principali sono:

  • I costi vanno calcolati in maniera forfettaria;
  • non si è soggetti applicazione dell’Iva in fattura;
  • Il reddito viene determinato secondo il regime di cassa;
  • non si è obbligati alla tenuta del registro di cassa;
  • non è prevista l’applicazione degli indici di sintetici di affidabilità;
  • la fatturazione elettronica NON è obbligatoria;
  • se si è titolari di partita IVA, ma non si hanno dipendenti, non si è obbligati agli adempimenti del sostituto d’imposta.

Approfondendo alcuni punti, si può benissimo dire che il reddito è solo la somma di tutti i ricavi percepiti. Così come stabilito dal Criterio di Cassa. Il pagamento delle imposte avviene con la Dichiarazione dei redditi, sia nel caso del 5% che del 15. L’unico limite è che le spese relative all’attività non possono essere “scaricate“. Al suo posto è previsto solo una deducibilità forfettaria, relativa al tipo di impresa svolta.

Cause di esclusione del regime forfettario: quali sono?

Le agevolazioni del regime forfettario però possono essere perse, al verificarsi di alcune condizioni. Tra queste: la residenza fiscale all’estero, il superamento della quota di 65 mila euro, coloro che si avvalgono dei Regimi speciali IVA, la partecipazione contemporaneamente all’attività in Partita IVA a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari. Inoltre, sono esclusi coloro che mettono fatture nei confronti del loro attuale datore di lavoro, oppure di quelle avuto nei due anni precedenti l’apertura dell’attività.

Il regime ordinario come funziona invece?

Il regime ordinario è applicato per le aziende, costituite in società di capitali o individuali che non hanno ricavi superiori a:

  • 400.000 euro per prestazione di servizi;
  • 700.000 euro per le altre attività

In questi casi la tassazione è legata alle aliquote Irpef, con scaglioni d’imposta compresi tra il 23% ed il 43%. Rispetto al forfettario però le spese sostenute, vanno considerate in riduzione del reddito complessivo. E’ obbligatorio l’uso della fatturazione elettronica e l’indicazione dell’Iva secondo la percentuale in vigore o in relazione al tipo di attività. Tra gli altri adempimenti da dover adottare:

  • la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate ai fini IVA;
  • in versamento IVA trimestrale o mensile;
  • la tenuta dei libri e registri contabili con la relativa conservazione;
  • la compilazione del modello Isa, D.l. 50/2017.

Il regime ordinario semplificato: la soluzione di mezzo

Esiste poi un terzo regime, che corrisponde ad una via di mezzo tra quello forfettario e quello ordinario. In questo caso, è utilizzato da tutti quegli operatori del commercio che hanno un reddito è inferiore a 400 mila euro per prestazioni di servizi e 700 mila euro per attività di cessione di beni. Tuttavia, gli obblighi da rispettare sono:

  • gli adempimenti IVA da eseguire;
  • tenere il libro IVA con le operazioni passive ed attive;
  • tenere la contabilità attraverso la registrazione cronologica di tutti i pagamenti e gli incassi.

Infine è bene fare un’ ulteriore precisazione. Mentre il reddito della contabilità ordinaria è determinato in base al regime di competenza, in questo regime, avviene secondo il principio di cassa. Un consiglio è doveroso. Prima di scegliere il proprio regime fiscale è meglio affidarsi ad un esperto del settore, ad esempio un commercialista, che possa guidare verso una giusta soluzione.

Francesca Cavaleri

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Francesca Cavaleri
Tags: partita iva

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