ISEE Corrente: chi può richiederlo e con quali requisiti

Cosa è l’ ISEE corrente e chi può richiederlo, attraverso quali requisiti specifici? E cosa vuol dire variazione della situazione lavorativa e variazione della situazione reddituale. Scopriamolo insieme, in una rapida guida che ci spiega un po’ di cose.

ISEE Corrente cosa è?

Dunque, partiamo con lo specificare che quando parliamo di ISEE Corrente parliamo di un qualcosa che rispetto ad una DSU standard (la quale fa riferimento ai redditi percepiti nel secondo anno solare precedente la DSU) si basa sui redditi degli ultimi 12 mesi o, in alcuni particolari casi, degli ultimi 2 mesi.

Va precisato che tale elaborazione va riservata ai lavoratori dipendenti o ai lavoratori autonomi e non ai pensionati. Inoltre, va aggiunto che l’ ISEE corrente ha una validità limitata di 2 mesi o 6 mesi a partire dalla data di sottoscrizione della dichiarazione, tuttavia può essere rinnovata anche diverse volte, nel corso del tempo fino alla scadenza annua dell’ISEE. La cui scadenza rimane fissata, per tutte le dichiarazioni, al 31 dicembre dell’anno di presentazione.

Come elaborare tale dichiarazione?

L’elaborazione della dichiarazione è riservata agli Enti, come INPS o il CAF che ha predisposto la dichiarazione originaria, dalla cui base si partirà ad esaminare l’ISEE corrente.

Requisiti per richiedere l’ ISEE corrente: quali sono?

Dunque, una volta appurato quanto riportato sopra, bisogna sapere che per richiedere l’ ISEE corrente saranno necessari i seguenti requisiti:

  • avere in possesso una dichiarazione ISEE in corso di validità;
  • è necessario che almeno uno dei componenti del nucleo familiare abbia avuto una variazione della situazione lavorativa nei 18 mesi precedenti al primo gennaio dell’anno di presentazione della DSU originaria;
  • occorre aver avuto una variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo superiore al 25% rispetto alla situazione reddituale dell’ISEE originario.

Ma cosa vuol dire variazione della situazione lavorativa?

Ci sono specifiche considerazioni in merito alla variazione della situazione lavorativa, ovvero le seguenti:

  • Nel caso in cui lavoratori autonomi, risultanti non occupato al momento della presentazione della DSU Corrente, che abbiano cessato la propria attività, dopo aver svolto la stessa in maniera continuativa per un tempo di almeno 12 mesi;
  • Nel caso in cui un lavoratore dipendente, a tempo indeterminato, per cui sia intervenuta una risoluzione del rapporto di lavoro (ad esempio un licenziamento o dimissioni del lavoratore) o una sospensione dell’attività lavorativa od anche una riduzione della stessa;
  • Quando i lavoratori dipendenti a tempo determinato abbiano visto intervenire una risoluzione del rapporto di lavoro (licenziamento o dimissioni del lavoratore), che risultino non occupati alla data di presentazione della DSU, e che possano, inoltre, dimostrare di essere stati occupati nelle forme di cui alla presente lettera per un tempo di almeno 120 giorni nel corso dei 12 mesi precedenti la conclusione della loro ultima attività lavorativa;

Cosa vuol dire variazione della situazione reddituale?

Veniamo a scoprire, in ultimo, cosa si intende per variazione della situazione reddituale. Per rientrare in tale categoria è necessario che per ogni lavoratore che abbia avuto una variazione lavorativa, siano specificati i seguenti valori percepiti negli ultimi 12 mesi rispetto alla richiesta della prestazione:

  • un reddito da lavoro dipendente, con pensione ed assimilati
  • redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo, svolte sia in forma individuale che partecipativa, individuati secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi/compensi percepiti e le spese sostenute;
  • ci siano trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, con annesse carte di debito, percepiti da amministrazioni pubbliche, che non siano già inclusi nei redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati.
Davide Scorsese

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