Quanti tipi di Partita Iva esistono? I regimi fiscali: requisiti, vantaggi e svantaggi

Partita Iva: tipologie

La partita Iva è composta da undici cifre alfanumeriche che identificano il contribuente, che sia esso una persona fisica o una società. Si tratta di un’imposta indiretta applicata sulla produzione o sullo scambio di beni e servizi.

Chi è obbligato ad aprire la partita Iva

All’apertura di una partita Iva devono ricorrere tutti i soggetti che svolgono un’attività lavorativa autonoma e continuativa con un reddito conseguito superiore a un certo limite. Stiamo parlando di liberi professionisti a prescindere dall’iscrizione o meno effettuata all’albo di appartenenza, di ditte individuali, di imprese industriali, commerciali o artigiane.

Sono esclusi dall’obbligo coloro che effettuano prestazioni occasionali. Sono considerate attività occasionali, quelle che hanno una durata uguale o inferiore ai 30 giorni l’anno, con un costo della prestazione non superiore ai 5.000 euro.

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Le tipologie di partita Iva

A livello fiscale, è possibile aprire una partita Iva solo in due modi: in regime ordinario o in regime forfettario (agevolato). Quest’ultimo può essere scelto solo nel caso di redditi o guadagni che non superino i 65.000 euro a prescindere dal codice ATECO di appartenenza e considerando tutte le attività svolte. Esiste anche un altro limite da rispettare: le spese sostenute per dipendenti o collaboratori non devono essere superiori a 20.000 euro lordi.

Tuttavia, esistono altri motivi di esclusione dal regime forfettario di partita Iva. Parliamo di chi utilizza regimi speciali Iva e di determinazione forfettaria del reddito; di chi ha residenza fiscale fuori dall’Italia, eccezion fatta per i residenti Stati Ue/See che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo; cessioni di fabbricati, terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi; possesso, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o a questi assimilati, eccedenti l’importo di 30.000 euro (la soglia non deve essere verificata se il lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente).

Inoltre, l’esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili (ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni).

Esclusi anche gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente.

La partita Iva a regime ordinario

Il possesso di una partita Iva in regime fiscale ordinario non presenta limiti di reddito e di emissione fatture. E’ obbligatorio per le società di capitali che nell’anno precedente hanno avuto ricavi superiori a 400.000 euro per prestazioni di servizi ed a 700.000 euro per le altre attività. Esso vincola all’utilizzo della fattura elettronica e all’applicazione dell’aliquota Iva ordinaria del 22% sul relativo importo. Tuttavia, in alcuni casi si applica l’aliquota ridotta pari al 10% su alcuni prodotti alimentari (esempi: carni, pesci, uova, zucchero, cacao, acqua, birra, farmaci) e sui servizi del settore turismo. Si parla di aliquota minima al 4% per beni di prima necessità (esempi: olio d’oliva, pane, pasta, prodotti ottici, giornali, pomodori, prodotti ortofrutticoli).

Inoltre, si è tenuti a rispettare determinati adempimenti: la dichiarazione Iva da inoltrare all’Agenzia delle Entrate, il versamento dell’Iva, l’invio dell’esterometro, la compilazione del modello ISA, l’applicazione eventuale della ritenuta d’acconto come anticipo tasse nelle fatture. Poi, gli adempimenti contabili (contabilità ordinaria o semplificata).

Capitolo tasse: il calcolo delle imposte sul reddito, al quale si sottraggono i costi dell’attività (affitto locali, spese per macchinari, contribuzione), varia a seconda dei soggetti. Le società applicano l’IRES con aliquota fissa del 24%. Le persone fisiche applicano l’IRPEF con aliquota variabile a seconda del fatturato.

Il 23% con reddito uguale o inferiore a 15.000 euro; il 27% per la parte di fatturato che supera i 15.000 euro; il 38% per la parte d’incasso superiore a 28.000 euro; il 41% per la parte di fatturato eccedente i 55.000 euro; il 43% per la parte dei ricavi che supera i 75.000 euro.

Il possesso di una partita Iva a regime ordinario comporta anche dei vantaggi. Chi riceve fatture dai collaboratori può scalarle dai guadagni. Chi ha un ufficio può scaricare molte spese (carburanti, materiale elettronico, cancelleria, software, riparazioni ecc.). La tassazione avviene sul reddito imponibile che è dato dal fatturato a cui vengono sottratti i costi deducibili.

Regime fiscale ordinario semplificato

Un lavoratore autonomo, un professionista, una società di persone e chi esercita un’attività commerciale non prevalente, può aderire al regime fiscale ordinario semplificato se il reddito non è superiore a 400.000 euro se si possiede un’impresa di servizi ed a 700.000 euro per attività di cessione beni. In tal caso, gli adempimenti da rispettare diminuiscono. Infatti, si è obbligati a tenere il registro cronologico dei pagamenti e degli incassi (eccezion fatta per chi ha le operazioni annotate nei registri Iva e separatamente quelle non soggette all’Iva; tenere i registri Iva per le operazioni attive e passive.

La partita Iva a regime forfettario

La partita Iva a regime forfettario è concessa fino a un tetto massimo di fatturato (65.000 euro) a prescindere dall’attività svolta. La tassazione viene applicata al reddito imponibile che in questo regime è determinato applicando alla somma dei ricavi il coefficiente di redditività inerente l’attività svolta che varia dal 40% all’86% L’aliquota IRPEF è bassa, pari al 15%, ma se si tratta di una nuova attività, per i primi cinque anni viene applicata un’aliquota unica al 5%, ma per questa ulteriore riduzione è necessario non aver esercitato alcune attività nei precedenti tre anni e la nuova attività non deve essere la prosecuzione di un’altra svolta come lavoratore dipendente o anche come lavoratore autonomo.

Altri vantaggi nel regime forfettario: non sussiste l’obbligo di indicare l’Iva ma è sufficiente scrivere il netto da pagare; non c’è l’obbligo di registrazione delle fatture e della fatturazione elettronica; come titolare di Partita Iva, in assenza di personale dipendente, non si è obbligati agli adempimenti del sostituto di imposta.

Lo svantaggio consiste nell’impossibilità di effettuare deduzioni e detrazioni né di fruire di bonus fiscali.

 

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Nato a Milano nel 1971 ma campano d'adozione, ho sempre avuto una grande passione per la scrittura, pur lavorando come libero professionista in altri settori. La scoperta del Web Copywriting e il vasto quanto complesso mondo della SEO mi ha conquistato, tanto da aver intrapreso un lungo percorso di formazione a aver trasformato un hobby in una fonte primaria di guadagno. Sono stato per anni coordinatore della redazione per CentroMeteoItaliano.it, ho collaborato con Money.it, con Notizieora.it e con BlastingNews.com.