Contributi figurativi in CIGS: sono dannosi per la pensione?

Cosa sono i contributi figurativi e come agiscono in CIGS, sono dannosi per l’ottenimento della pensione? A queste e ad altre domande sulla questione troverete risposte di seguito. Andiamo a scoprirle assieme, senza alcuna remore e senza altri indugi.

Contributi figurativi: cosa sono

Iniziamo, seduta stante a fare chiarezza sul significato dei contributi figurativi. Si chiamano contributi figurativi quei contributi accreditati, senza onere per i lavoratori pubblici e privati, nei periodi in cui si è verificata un’interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa.

Quindi, quei contributi che trovano il proprio punto di sguazzo nella cassa integrazione di un lavoratore. In pratica, i lavoratori che sono posti in cassa integrazione, hanno diritto alla copertura contributiva dell’intero periodo. I periodi di cassa integrazione sono coperti, quindi, da contributi figurativi ma questi non sono calcolati sull’indennità erogata, bensì sulla retribuzione sulla quale l’indennità è calcolata.

Cosa vuol dire CIGS

Con il termine CIGS si fa riferimento alla Cassa Integrazione Straordinaria. Per dirla in maniera specifica, la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) è un’indennità erogata dall’INPS per poter integrare la retribuzione di lavoratori di aziende che si trovano ad affrontare situazioni di crisi e riorganizzazione o contratti di solidarietà difensivi.

In questo infausto periodo di travaglio da Covid molti sono i lavoratori che sono finiti a regime di CIGS. E molti ancora si chiedono, quando avvengono i pagamenti in cassa integrazione da Covid.

E, a tal punto, vi forniamo anche una risposta a tale annoso quesito. Il pagamento diretto della Cassa integrazione avviene dopo 2-3 mesi dalla presentazione della domanda all’INPS. Questo, in genere, quando non ci sono ritardi nei flussi, e nella retribuzione, come è potuto accadere (e accadrà ancora) in questa annata infausta.

I contributi in Cassa integrazione per la pensione

Dunque, per tornare a capo della domanda basica, possiamo dire se i contributi in CIGS sono dannosi per la pensione o meno?

Partiamo subito col dire che il lavoratore che si ritrova posizionato nel limbo della cassa integrazione riceve sempre la contribuzione figurativa e non perde nulla ai fini pensionistici. In pratica, sulle ore lavorate del mese, il datore di lavoro versa la contribuzione ordinaria a carico azienda e il lavoratore la contribuzione ordinaria del 9,19%.

Va aggiunto che in generale, l’accredito della contribuzione figurativa non abbassa l’importo del trattamento pensionistico, a meno che non siano previsti dei tetti massimi, come nel caso dell’indennità di disoccupazione Naspi o del congedo straordinario legge 104.

Quindi, nella maggior parte dei casi, possiamo dire che la risposta è No. I contributi in CIGS non sono dannosi per il fine pensionistico.

Ultime curiosità sul caso CIGS

Per chiudere al meglio la questione, inerente all’argomento, troviamo risposte ad altre domande in merito alla contribuzione in CIGS.

Come ad esempio, quale è il valore dei contributi figurativi e quanti anni di contributi figurativi si possono avere.

Dunque, partiamo subito col dire che i Contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi in cui l’interessato è costretto a interrompere l’attività lavorativa per diversi motivi (siano gravidanza, malattia, disoccupazione), sono come detto utili sia per raggiungere il diritto a pensione sia per aumentare l’importo della stessa.

Quanto alla durata del periodo, va ricordato che l’articolo 15 relativo a “Accredito dei contributi figurativi” del Decreto legislativo n. 503/1992 così recita: “i periodi figurativi computabili non possono eccedere complessivamente cinque anni”.

Quindi, dopo i cinque anni in CIGS, occorrerà capire al meglio la questione e venir fuori dal limbo della disoccupazione, dell’attesa e della contribuzione figurativa.

Ma cosa perde il lavoratore in CIGS?

La domanda che più porta timore, ovvero la perdita di qualcosa nella instabilità lavorativa della CIGS. il lavoratore nel computo finale avrà una contribuzione che verrà calcolata solo su 10 mensilità. Per i due mesi di cassa integrazione il lavoratore percepirà dall’INPS l’80% della retribuzione comprensiva del rateo di tredicesima; nel caso della cassa integrazione a orario ridotto, invece, la tredicesima verrà doppiamente calcolata.

Dunque, questo è quanto di più necessario, a fine dei conti, vi fosse da sapere sulla questione della cassa integrazione e relativa contribuzione. Questione assai annosa e molto in uso, in questo periodo di pandemia che ogni lavoro si porta via.

Davide Scorsese

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Davide Scorsese
Tags: contributi

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