Chi può usare l’auto aziendale?

auto aziendale: chi può utilizzarla

L’auto aziendale, come si evince dalla denominazione medesima, rappresenta una categoria di vettura intestata all’azienda. Ma chi può usarla, proprietari, dipendenti e anche altri soggetti? E’ bene sapere che ci sono dei limiti per il suo utilizzo e delle precise regole da seguire.

Chi può usare l’auto aziendale

L’auto aziendale è sicuramente una grande comodità per il dipendente a cui è stata assegnata, l’unico soggetto che può utilizzarla e solo per fini lavorativi. Non a caso, questa particolare tipologia di vettura costituisce uno dei benefit aziendali più apprezzati dai lavoratori. Sin da subito, c’è da precisare che il veicolo aziendale può essere utilizzata anche per motivi personali, in questo caso, si parla di vettura a uso promiscuo.

La vettura aziendale può essere utilizzata dal dipendente in un periodo compreso tra sei mesi e due anni. Quando l’auto si usura, l’azienda provvede alla sua sostituzione con una nuova. A dire il vero, tale veicolo può essere acquistato anche usato, ma deve essere controllato per garantirne il buon stato, visto che è destinato a percorrere molti chilometri.

L’utilizzo del veicolo aziendale dal dipendente

La vettura aziendale viene consegnata al dipendente che è tenuto a riservarne l’utilizzo per spostamenti finalizzati al lavoro. Quindi, l’auto in questione può essere usata durante l’attività e nell’orario lavorativo. In questo caso, non c’è un particolare vantaggio per il lavoratore, anche perché a fine giornata è tenuto alla riconsegna del veicolo in azienda per tornare a casa con la propria vettura.

Tuttavia, l’auto aziendale costituisce un benefit per tutti i dipendenti che occupano, evidentemente, una posizione particolare all’interno della ditta. In questa occasione, l’auto aziendale viene concessa a uso personale e nella busta paga del dipendente viene imputato l’intero reddito corrispondente al benefit che deriva dall’uso dell’auto aziendale.

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L’auto aziendale può essere usata anche dai familiari del dipendente

Abbiamo accennato poc’anzi, all’auto aziendale a uso promiscuo. In tal caso, la vettura viene utilizzata per ragioni lavorative in via prevalente, ma può essere usata anche per motivi personali fuori dall’orario di lavoro. Diversamente dall’uso esclusivo per motivi professionali, la vettura aziendale a uso promiscuo resta nelle mani del dipendente anche nel weekend che può fruirne anche per andare in vacanza.

In realtà, anche i familiari del dipendente possono usare il veicolo aziendale previo autorizzazione della ditta. In questo caso, nel contratto di attribuzione viene specificato che l’auto aziendale a uso promiscuo può essere utilizzata anche dai familiari del lavoratore. Inoltre, le persone che ricevono l’autorizzazione al suo utilizzo devono essere inserite nell’assicurazione.

Ma non basta, l’auto aziendale a uso promiscuo che se viene utilizzata dai familiari non conviventi del dipendente per un periodo maggiore di 30 giorni, quest’ultimo deve farne comunicazione alla Motorizzazione fornendo i nominativi di coloro che la guidano. Infatti, essi vanno inseriti anche nel libretto di circolazione e negli archivi nazionali per evitare di incorrere in una multa o addirittura nel ritiro del libretto.

Tutto ciò, deve avvenire mediante una richiesta che include la delega dell’azienda e una ricevuta di pagamento relativa all’imposta di bollo pari a un importo di 16 euro da versare sul conto corrente postale n. 4028. Deve essere anche inviata una ricevuta di pagamento dei diritti della motorizzazione pari a 9 euro tramite versamento sul conto corrente postale n. 900.

C’è da tenere conto dell’effettiva possibilità che un familiare non convivente possa guidare l’auto aziendale per più di trenta giorni. Essa è davvero remota, proprio perché si tratta di un veicolo aziendale che viene prevalentemente usato per motivi di lavoro.

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L’utilizzo del veicolo aziendale deve essere compatibile con le mansioni del dipendente a cui è stata assegnata. Qualora ne venga cambiata la destinazione d’uso, è necessario sottoscrivere un nuovo accordo che deve essere allegato al contratto iniziale di attribuzione. Sono soggette a variazioni anche tutte le clausole contenute in quello principale.

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