Assegno ordinario di invalidità: la guida completa alla misura

Assegno ordinario di invalidità: la guida

Per ottenere l’assegno ordinario di invalidità, al destinatario deve essere riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi. Tale prestazione economica è irreversibile per superstiti e viene erogata dall’INPS per la perdita di codesta capacità di lavoro a causa di una riscontrata infermità mentale o fisica.

L’assegno ordinario di invalidità è diverso dall’assegno di invalidità civile che consiste in una prestazione assistenziale non legata al requisito della contribuzione e ottenibile dai soggetti in possesso di determinati requisiti di reddito.

A chi spetta l’assegno ordinario di invalidità?

Possono fruire di codesta prestazione economica i lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi, ma non i dipendenti pubblici che fruiscono già delle discipline speciali previste dalla normativa vigente.

In ogni caso i dipendenti pubblici non sono esclusi a priori dal beneficio: un lavoratore che ha ottenuto l’assegno ordinario di invalidità, per esempio, può cambiare lavoro ed essere assunto nella pubblica amministrazione pur conservando il diritto all’AOI (maturato con i contributi versati nel settore privato).

Un dipendente pubblico, poi, che svolge, ad esempio anche lavoro autonomo può avere diritto all’assegno grazie ai contributi maturati nell’attività autonoma o, ancora, può avere diritto se ha versato almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennio, lavorando nel settore privato. Di fatto, quindi, non si può parlare di incompatibilità tra assegno ordinario di invalidità e lavoro nella pubblica amministrazione.

I destinatari dell’assegno ordinario di invalidità devono essere lavoratori iscritti all’AGO e in alcune gestioni sostitutive. L’invalidità deve ridurre a meno di un terzo della capacità lavorativa e devono risultare versati cinque anni di contributi, di cui tre nei cinque anni precedenti la richiesta dell’agevolazione.

E’ possibile svolgere un’attività lavorativa?

I percettori di un assegno ordinario di invalidità possono svolgere un’attività di lavoro sia dipendente che autonoma. Ma se i redditi percepiti sono superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS, l’assegno viene ridotto del 25% che sale al 50% nel caso in cui i redditi conseguiti sono superiori cinque volte il trattamento minimo.

Il requisito contributivo

Per ottenere l’assegno ordinario di invalidità i lavoratori devono essere iscritti all’AGO da almeno cinque anni con altrettanti contributi versati, di cui tre nel quinquennio precedente la data di presentazione della relativa domanda.

Tuttavia, vanno esclusi i seguenti periodi “neutri” ai fini della determinazione del requisito contributivo:

  • congedo parentale;
  • lavoro subordinati all’estero non devono essere protetti agli effetti delle assicurazioni interessate in base a convenzioni o da accordi internazionali;
  • servizio militare eccedente il servizio di leva;
  • malattia superiori a un anno;
  • iscrizione a forme di previdenza obbligatorie diverse da quelle sostitutive dell’assicurazione Ivs per i quali sia stabilito altro trattamento obbligatorio di previdenza, quando non diano luogo a corresponsione di pensione.

Il requisito medico legale

Il beneficiario dell’assegno ordinario di invalidità deve avere una capacità di lavoro ridotta permanentemente, causa un’infermità psichica o fisica, ad almeno un terzo. La determinazione di questa condizione è legata al requisito medico legale che viene effettuato in relazione all’attività lavorativa confacente alle capacità dell’assicurato. Per tale motivo, non si può fare riferimento alla determinazione delle tabelle previste per l’assegno di invalidità civile che prendono in considerazione la riduzione della capacità lavorativa in generale. Per questo motivo non si parla di percentuale di invalidità civile quando si prendono in considerazione i requisiti di accesso alla misura, molto spesso, infatti, solo il 67% di invalidità civile non basta per avere diritto all’assegno, sopratutto se la patologia invalidante non compromette la capacità lavorativa propria della mansione svolta.

Si acquisisce il diritto all’assegno ordinario di invalidità anche se la riduzione lavorativa limitata ad almeno un terzo sia preesistente al rapporto assicurativo, sempre che ci sia stato un successivo aggravamento o il sopraggiungere di nuove infermità. In tal caso, si procederà a un nuovo accertamento fisico o psichico che rilevi le nuove condizioni di salute dopo l’instaurazione del rapporto di lavoro.

La valenza figurativa dei periodi di fruizione dell’assegno

Indipendentemente dai motivi per cui cessa l’assegno ordinario di invalidità, i periodi di cui si è beneficiato della prestazione nei quali non è stata prestata attività lavorativa, vengono considerati figurativamente utili ai fini del conseguimento dei requisiti di contribuzione per un eventuale altro riconoscimento dell’assegno o per il conseguimento della pensione di vecchiaia. In questo caso, il riconoscimento è utile ai fini del diritto ma non della misura della prestazione. L’agevolazione vale solo per i dipendenti e non per gli autonomi.

La durata dell’assegno

La prestazione previdenziale è riconosciuta per un periodo di tre anni ed è confermabile, su richiesta del titolare, per altri due trienni se permangano le medesime condizioni medico legali. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, ferma restando la facoltà di revisione.

L‘Inps può in qualsiasi momento sottoporre il titolare della prestazione ad accertamenti medico legali per la revisione dello stato di invalidità.

L’importo

L’assegno è calcolato sulla base dei contributi effettivamente versati al momento della richiesta, con eventuale integrazione al minimo, a condizione che non vengano considerati le soglie di reddito personali e coniugali.

  • Anno 2021 – pensionato 11.967,28 euro – pensionato coniugato 17.950,92 euro

Integrazione al minimo

Quando l’assegno è inferiore al trattamento minimo, potrà essere integrato a quella della stessa gestione. Tuttavia, l’integrazione non spetta ai possessori di redditi tassati IRPEF per un importo superiore a due volte l’ammontare annuo della pensione sociale; ai coniugati e non separati legalmente, qualora il reddito totale sia superiore a tre volte l’importo della pensione sociale; a coloro che hanno la pensione interamente calcolata con il sistema contributivo.

Al compimento dei requisiti per il conseguimento della pensione di vecchiaia l’assegno ordinario di invalidità si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia.

La compatibilità con la prestazione di attività lavorativa

La soglia di invalidità per il riconoscimento dell’assegno è costituita dal almeno due terzi della capacità lavorativa. Pertanto il beneficiario può continuare a svolgere un’attività di lavoro redditizia, percependo al contempo la prestazione previdenziale. Tuttavia, se il reddito conseguito è quattro volte superiore il trattamento minimo INPS vigente, l’assegno viene decurtato del 25% che diventa 50% se è superiore a cinque volte l’importo dell’assegno.

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Nato a Milano nel 1971 ma campano d'adozione, ho sempre avuto una grande passione per la scrittura, pur lavorando come libero professionista in altri settori. La scoperta del Web Copywriting e il vasto quanto complesso mondo della SEO mi ha conquistato, tanto da aver intrapreso un lungo percorso di formazione a aver trasformato un hobby in una fonte primaria di guadagno. Sono stato per anni coordinatore della redazione per CentroMeteoItaliano.it, ho collaborato con Money.it, con Notizieora.it e con BlastingNews.com.