Come si dimostra di essere un caregiver familiare?

Disabili, agevolazioni fiscali

Ad oggi non è prevista alcuna domanda per ottenere il riconoscimento del lavoro di assistenza di un familiare non autosufficiente. Tuttavia, i caregiver ricoprono un ruolo sociale ed economico importante a copertura del vuoto assistenziale del settore pubblico odierno. Per capire il ruolo dei caregiver è indispensabile partire dalla definizione di questa figura.

Chi è il caregiver?

Secondo la definizione data dalla legge, si definisce caregiver “la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, numero 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, numero 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, numero 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, numero 18”.

Quali sono le attività del caregiver?

Più nello specifico, il caregiver o l’assistente familiare volontario, è colui che svolge gratuitamente e quotidianamente attività di assistenza di un parente non autosufficiente. Le attività del caregiver possono essere dirette se assiste la persona non autosufficiente nelle attività primarie, ovvero lavare, vestire, aver cura dell’assistito per l’igiene o per la somministrazione di pasti e farmaci.

Assistenza attiva e passiva del caregiver all’assistito

La persona assistita non riuscirebbe a fare, dunque, da sola le attività primarie. L’assistenza può essere indiretta se il caregiver svolge solo questioni amministrative dell’assistito. In questa tipologia di attività ricade anche la sorveglianza attiva, ovvero l’intervento solo in caso di pericolo, o quella passiva, nel caso in cui l’assistito sia allettato.

Caregiver: requisiti e tutele della professione

Il riconoscimento dei caregiver, al momento, è dettato dal contenuto della legge 104 del 1992, dal decreto legislativo numero 119 del 2011 e della proposte di pensione anticipata con Ape sociale. La legge 104 del 1992 detta i principi in materia di diritti e assistenza a persone non autosufficienti. All’articolo 33 si affrontano gli aspetti inerenti ai permessi dei quali gode il caregiver familiare lavoratore per la fruizione dei tre giorni mensili, anche continuativi, retribuiti e coperti da contribuzione figurativa.

Le tutele della legge 104 del 1992

Le tutele riconosciute al caregiver nell’assistenza a un familiare disabile si configura nelle seguenti modalità:

  • il caregiver si prende cura di familiare con disabilità grave, ovvero dell’assistito che abbia subito la ridotta autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere indispensabile l’assistenza continuativa, permanente e globale nella sfera individuale;
  • l’assistito non deve essere ricoverato a tempo pieno;
  • il lavoratore dipendente, sia del pubblico che del privato, che svolge assistenza deve essere il coniuge o un parente o affine entro il secondo grado;
  • l’assistito, se lavora, può fruire per se stesso dei permessi previsti dalla legge 104 e scegliere, per la propria assistenza, solo un lavoratore;
  • nel caso in cui l’assistenza avviene allo stesso figlio il diritto è riconosciuto a entrambi i genitori, ma questi ultimi possono usufruire alternativamente dei permessi.

Caregiver, col decreto legislativo 119 del 2011 è possibile chiedere il congedo straordinario

Nell’ambito di assistenza a familiare con handicap grave, il lavoratore che è anche caregiver può richiedere il congedo straordinario ai sensi del comma 5, dell’articolo 42, del decreto legislativo numero 151 del 2001. Lo prevede il decreto legislativo numero 119 del 2011 che stabilisce che il congedo straordinario può essere chiesto fino a due anni, anche in maniera frazionata nel tempo, indipendentemente dal numero dei disabili da assistere. Il periodo di congedo è retribuito.

Se i caregiver sono i genitori: permessi e congedo parentale

Il decreto legislativo 119 del 2011 è intervenuto anche per i genitori assistenti di bambini disabili. Infatti, in situazioni di disabilità grave, i genitori possono fruire del prolungamento del congedo parentale. In alternativa, si possono richiedere riposi orari retribuiti fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.  Nello specifico, per i bambini fino a 3 anni di età:

  • di tre giorni di permesso;
  • o di ore di permesso giornaliero ovvero il prolungamento del congedo parentale.

Per bambini dai 3 agli 8 anni la scelta è tra i tre giorni di permesso o il prolungamento del congedo parentale. Per bambini oltre gli 8 anni, si possono chiedere i 3 giorni di permesso mensili.

Pensione Ape sociale, l’accesso ai caregiver

Da ultimo, i caregiver hanno ottenuto un importante riconoscimento ai fini della pensione. Infatti, tra i requisiti inerenti l’Ape sociale, è possibile anticipare l’uscita da lavoro, a partire dai 63 anni di età, ai lavoratori che assistano familiari in condizione di disabilità. Nel dettaglio i caregiver, nel in cui richiedano la pensione, devono assistere il coniuge o un parente di primo grado, convivente da almeno sei mesi. È richiesta anche una contribuzione minima per andare in pensione con l’Ape sociale pari a 30 anni di versamenti.

Allargamento delle situazioni di assistenza per la pensione anticipata Ape sociale

Il requisito dell’assistente a familiare deve rispettare quanto previsto dal comma 3, dell’articolo 3, della legge numero 104 del 1992 in merito alla situazione di gravità. La legge di Bilancio 2018 (legge 205 del 2017) ha allargato le circostanze di assistenza dei parenti con disabilità grave. Infatti, rientrano tra i caregiver anche i lavoratori che assistono un parente o affine di secondo grado, convivente, nel momento in cui i genitori o il coniuge della persona con disabilità abbia compiuto i 70 anni di età. L’allargamento riguarda anche i genitori affetti da patologie invalidanti o siano mancanti o deceduti.