Inflazione italiana, mai così alta dal mese di settembre 2012

L’inflazione italiana aumento a ottobre per il quarto mese consecutivo. Non si registrava una crescita così da settembre 2012. Ecco la situazione attuale.

Inflazione italiana, il punto della situazione

L’inflazione corre sempre più, forse a causa dei prezzi dell’energia. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentata del 7% rispetto ad un anno prima. L’inflazione sta toccando così nuovi record, e non succedeva dal 2012. Ciò vuol dire che da 12 anni il livello generale dei prezzi non aumenta così.
Anche se una causa è proprio da ricercare nell’aumento dei prezzi dell’energia. Costo che continua a lievitare da +20% di settembre al +24% del mese di ottobre. La maggiore infrazione potrebbe portare ad una forte riduzione dei consumi, circa 9 miliari e mezzo di euro di consumi tra il 2020 e il 2021.

Inflazione italiana, i valori espressi da Istat

Secondo quanto precisa L’Istat, “i beni energetici continuano a essere protagonisti, contribuendo per più di due punti percentuali all’inflazione e spiegando buona parte dell’accelerazione rispetto a settembre“. Inoltre, l’inflazione acquisita per il 2021 è pari a 1.8% per l’indice generale e a +0.8% per la componente di fondo.

Pertanto l’Istituto Nazionale di statistica rivede al rialzo le stime di inflazione. Infatti nel mese di ottobre, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3,0% su base annua (da +2,5% del mese precedente). Tuttavia la stima preliminare era +2,9%. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione è in larga parte dovuta, anche in ottobre, ai prezzi dei beni energetici. Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti.

Come si riflette la situazione sugli italiani

Come che non bastasse  sono aumentati i prezzi anche di beni alimentari come pane e pasta. Ma anche i prodotti per la cura della persona e della casa e quelli dei prodotti al alta frequenza d’acquisto. Il problema è che tutto ciò si ripercuote sia sulle famiglie che sulle imprese.

Le imprese che pagano sempre più lo scotto di materie prime elevate. Con la conseguenza che tendono ad aumentare anche i loro prodotti, per contenere i rincari. E le famiglie che vedono diminuire drasticamente il loro potere di acquisto. Se continua così entro dicembre 20021, il potere d’acquisto delle famiglie potrebbe diminuire di ben 500 euro circa. Senza contare che si avviamo al periodo dell’anno in cui i consumi, di solito, aumentano per effetto delle festività natalizie. Ma quest’anno il copione potrebbe essere diverso.

Francesca Cavaleri

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