Sblocco licenziamenti ma c’è anche chi non riesce ad assumere

Lo sblocco licenziamenti è appena diventato realtà. Vediamo quali sono gli scenari che potrebbero aprirsi, anche se c’è chi non riesce ad assumere.

Sblocco licenziamenti, facciamo il punto della situazione

Lo sblocco licenziamenti collettivi o individuali per le piccole e grandi imprese si è concluso. Così le imprese potranno ricominciare tranquillamente a licenziare. Almeno che le stesse aziende non abbiano deciso di richiedere la cassa integrazione Covid prolungata fino a fine 2021.

Il periodo lungo il quale poter utilizzare la Cig varia a seconda della categoria:

  • massimo 13 settimane per le piccole imprese del terziario, commercio, artigiani, giornalisti (a condizione che abbiano esaurito le 28 settimane della precedente proroga).
  • massimo di 9 settimane per tessile, abbigliamento e pelletteria (se hanno esaurito le 17 settimane precedenti)

Ma a far fronte alle difficoltà di molti settori come quello della moda, edili, tessile, pelletteria e ristorazione ci potrebbe pensare la nuova manovra sul lavoro. Infatti sono previste circa 119 mila assunzioni nella pubblica amministrazione, 33 mila nella sanità e 2500 insegnanti di educazione fisica. 

Le figure lavorative maggiormente richieste

Il primo sblocco dei licenziamenti è avvenuto a giugno di quest’anno. Questo ha fatto si che circa 10 mila posti di lavoro sono andati perduti. Anche se  non si può parlare di vero e proprio boom di licenziamenti che si pensava avesse dei valori peggiori.

Accanto allo scenario dei possibili licenziamenti, c’è quello della difficoltà di alcune imprese, di reperire nel mercato alcune figure professionali. Infatti mancano ingegneri elettronici, tecnici industriali, specialisti nel taglio, cuochi, saldatori e camerieri. Sembra che non ci siano circa il 36% delle figure richieste. Non solo manca anche il 50 per cento degli operai specializzati. Mentre secondo il governo ci sarebbero fino a 1.4 milioni di contratti a tempo determinato legati al Recovery found entro il fine anno.

Lo strano caso delle dimissioni in Italia

Il valore che però stupisce è quello delle dimissioni da parte dei lavoratori italiani. Si parla di circa 484 mila dimissioni tra il mese di aprile e quello di giugno di quest’anno. I motivi sono molti, anche legati al patimento psicologico dovuto alla pandemia. Anche se rimangono validi altri due motivi legati alla fuga verso l’estero di personale specializzato soprattutto nel settore della ristorazione.

Forse il bisogno di libertà o la ricerca di un posto di lavoro meglio pagato al di fuori dell’Italia ha fatto registrare un innalzamento del valore di coloro che hanno scelto di dimettersi dal proprio posto di lavoro. Cosa ci aspetterà nei prossimi mesi? beh staremo a vedere, anche perché entro fine anno dovrebbe essere approvato al Senato il decreto fiscale, che contiene anche le novità sugli ammortizzatori sociali.

 

 

Francesca Cavaleri

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Francesca Cavaleri

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