Assenza per malattia: quando non è obbligatorio per l’ammalato inviare il certificato e conseguenze

malattia

Quando un lavoratore si ammala e di conseguenza, si assenta dal lavoro, l’istituto normativo che va utilizzato è quello della malattia. Ma il certificato medico di malattia deve sempre essere inviato al datore di lavoro da parte del dipendente ammalato ed assente? Vediamo cosa prevede la normativa vigente alla luce delle recenti novità ed alla luce del  certificato telematico che ormai ha preso piede per l’istituto della malattia.

Malattia e adempimenti, il datore di lavoro deve essere informato

Il datore di lavoro deve necessariamente essere informato della motivazione relativa ad una assenza di un suo dipendente. Questo è sia un comportamento ineccepibile dal punto di vista morale, che un obbligo stabilito dalla legge.

E deve essere il lavoratore a comunicare l’assenza per malattia ad un datore di lavoro, perché non basta ciò che fa il medico di base. Infatti per la malattia, deve essere il medico di base a certificarla inviando tramite certificato telematico, la comunicazione direttamente all’Inps. Ma nonostante questo, per permettere al datore di lavoro una adeguata sostituzione del lavoratore o una adeguata organizzazione delle attività senza il lavoratore ammalato, informarlo è necessario.

Ciò non vuol dire che occorre spedire il certificato medico per posta, tramite Pec o via email. Per assolvere a questo obbligo di informare il datore di lavoro può essere utilizzato pure un metodo informale. Infatti anche una semplice telefonata on un messaggio può andare bene.  Questo è l’orientamento che tutti i Contratti collettivi nazionali di lavoro prevedono.

E non potrebbe essere altrimenti se si pensa ai tempi tecnici con cui una raccomandata postale arriva al destinatario. Verrebbe meno il fattore della tempestività con cui un datore di lavoro dovrebbe essere avvisato per tutto ciò che abbiamo detto prima in relazione al proseguo dell’attività produttiva.

La malattia: cosa va fatto in sintesi

La comunicazione di malattia è obbligatoria sia per il datore di lavoro che per l’Inps.  Il lavoratore deve innanzi tutto recarsi dal suo medico di base che deve emettere il cosiddetto certificato di malattia. Sarà il medico di base a trasmetterlo all’Inps in formato digitale. A questo punto sarà l’Inps a trasmetterlo al datore di lavoro. Una operazione che non può certo essere in tempo reale quest’ultima. Per questo l’obbligo morale da parte del lavoratore di rendere edotto il datore di lavoro è sacrosanto. E diventa pure legale dal momento che pur non essendone obbligato immediatamente, la sua mancanza può esporre a rischi.

In assenza del certificato telematico, qualora il medico di base fosse impossibilitato, si adotta la vecchia maniera, quella del certificato cartaceo con il lavoratore che deve inviarlo al datore di lavoro e all’Inps, di norma entro due giorni dal suo rilascio. Infatti per ogni giorno di ritardo nell’invio, si perde un giorno di indennità.

Come si orientano i giudici chiamati a sancire su ricorsi e reclami

Non avvisare il datore di lavoro può essere pericoloso. In effetti l’orientamento dei Tribunali, a cui molto spesso i lavoratori o i datori di lavoro si appoggiano per dirimere questioni legate ai rapporti di lavoro, è verso l’assenza ingiustificata. In pratica la mancata comunicazione tempestiva della malattia, a prescindere dal certificato telematico del proprio medico, può far scattare le sanzioni per assenza ingiustificata.

E come si sa, se l’assenza ingiustificata si protrae per più tempo o se viene effettuata più volte, non è raro arrivare a eventi come il licenziamento o la risoluzione del contratto di lavoro.

Certo, può capitare che il lavoratore si trovi nell’impossibilità di fornire questa informazione al datore di lavoro. In questo caso, sempre in base all’orientamento degli ermellini, deve essere il lavoratore a fornire prova della sopraggiunta impossibilità ad adempiere.

In definitiva, siamo di fronte a casi di violazioni disciplinari.

A rischio l’indennità?

certificato di malattia

Se il non avvisare l’azienda può essere pericoloso e può esporre a sanzioni disciplinari, il certificato medico inviato all’Inps correttamente dal medico non mette a rischio l’indennità. Infatti il lavoratore in malattia ha diritto a percepire una indennità, che spesso è variabile da CCNL a CCNL.

Per grandi linee però, l’indennità di malattia segue determinati parametri. I primi 3 giorni di malattia sono a carico completo del datore di lavoro. I successivi 20 (dal quarto al ventitreesimo) invece prevedono una indennità pari al 50% delle retribuzione media giornaliera del lavoratore. Per quelli ancora successivi e fino ai 180 giorni complessivi, si passa al 66,6% della retribuzione media giornaliera. Ma si tratta di grandi linee, basti pensare al lavoro statale che durante la malattia da diritto ad una fruizione di una indennità fissa e per tutto il periodo, pari all’80% della retribuzione media.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.