Il Fisco quando, a carico di un contribuente, rileva delle anomalie, degli errori e/o delle incongruenze, adotta sempre un approccio morbido. Ovverosia, l’Agenzia delle Entrate, prima di far scattare un contenzioso. mira ad attivare un canale di dialogo con il contribuente. A partire dalla possibilità di avvalersi di strumenti deflativi come l’autotutela e come l’acquiescenza.
In più il Fisco italiano, proprio nel rapporto con i contribuenti, promuove la compliance. E questo vale pure nei confronti dei professionisti e dei titolari di partita IVA. Vediamo allora, nel dettaglio, come funziona la compliance dell’Agenzia delle Entrate per le imprese e per i lavoratori autonomi.
Nel dettaglio, la compliance dell’Agenzia delle Entrate per le imprese e per i lavoratori autonomi, ma anche per le persone fisiche, si basa sulla possibilità, per il contribuente, di correggere e di sanare in maniera spontanea gli errori e/o le omissioni rilevate dal Fisco. Potendolo peraltro fare anche dopo che il contribuente ha presentato la dichiarazione dei redditi. Si tratta, quindi, di un invito da parte dell’Agenzia delle Entrate a correggere in maniera spontanea gli errori e/o le omissioni che sono state riscontrate.
Basata sull’adempimento spontaneo, la compliance dell’Agenzia delle Entrate per le imprese e per i lavoratori autonomi consiste sostanzialmente nella predisposizione e nell’invio di apposite comunicazioni. Che hanno il fine di invitare il contribuente a sanare la propria posizione, in merito alle irregolarità e/o alle anomalie riscontrate, attraverso il ravvedimento operoso.
Ovverosia, con il ravvedimento operoso che è un istituto che, tra l’altro, permette pure una riduzione delle sanzioni quando l’invito alla compliance prevede il versamento di maggiori imposte. Così come in molti casi il contribuente, in base ai rilievi del Fisco, è chiamato pure alla presentazione di una dichiarazione integrativa.
Quindi, il Fisco invia ai lavoratori autonomi ed agli altri soggetti passivi IVA delle comunicazioni. Ovverosia, delle lettere di compliance dove sono indicate le omissioni e/o le irregolarità riscontrate. Nel confronto tra i dati dichiarati dal contribuente e quelli che, invece, sono posseduti dall’Agenzia delle Entrate nelle proprie banche dati.
Se il contribuente non ritiene legittima la pretesa tributaria del Fisco, con la lettera di compliance, c’è sempre la possibilità di far valere le proprie ragioni. Ovverosia, inviando tutti i dati e tutti i documenti utili di cui il Fisco non è a conoscenza. L’invio è possibile attraverso il canale telematico Civis anche avvalendosi di un intermediario abilitato. Per esempio, incaricando il proprio commercialista di fiducia. Oppure presentandosi presso la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate che è competente per territorio.
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