Fino a 40.000 euro a fondo perduto per gli impianti sportivi, la guida

contratti di solidarietà

Nata con il decreto sostegni bis, una nuova misura diventa ufficialmente operativa. Si tratta di un nuovo contributo a fondo perduto per i gestori di impianti sportivi. Sicuramente tra le attività maggiormente colpite dai provvedimenti anti Covid, queste attività vengono inserite nel decreto sostegni con un contributo a fondo perduto che può arrivare a 40.000 euro. La scadenza delle domande è stata prevista per il prossimo 19 marzo.

Il contributo a fondo perduto per le attività sportive, di cosa si tratta

I divieti di assembramento, le limitazioni alla frequentazione di posti dove proprio gli assembramenti sono inevitabili. Sono queste le cose che hanno portato in Italia, ad una grave crisi del settore degli sport dilettantistici. Per questo lo scorso anno fu previsto un indennizzo per gli impianti sportivi, o meglio, per i gestori di determinate attività. Fu il decreto sostegni bis a prevedere un contributo a fondo perduto per questo genere di attività. Contributo che adesso entra effettivamente i funzione.
Infatti dallo scorso 17 febbraio è possibile presentare le domande per il contributo a fondo perduto. E ci sarà tempo fino al 19 marzo prossimo per poter partecipare. Notizia importante e tanto attesa questa, per gli addetti ai lavori. Parliamo di associazioni sportive, società sportive dilettantistiche, ASD e SSD. Soprattutto quelle che gestiscono piscine. Infatti si tratta di quegli impianti sportivi che sono rimasti invischiati nei provvedimenti di chiusura per via delle restrizioni adottate dal governo per contenere la pandemia da Covid.

Cosa ha stabilito il decreto sostegni bis

fondo perduto

Come detto, parte il contributo a fondo perduto per le attività sportive dilettantistiche. Tutto come previsto dal decreto sostegni bis con il suo articolo n° 10 bis. Associazioni e società sportive dilettantistiche, entro il prossimo 19 marzo potranno presentare le domande per accedere al contributo a fondo perduto. Un indennizzo che prevede un importo massimo erogabile fino a 40.000 euro. La misura ha ingenti dotazioni, sempre in base a quelle che sono state le  previsioni dello scorso anno con uno dei tanti decreti economici emergenziali di cui il governo è stato attore per via della grave emergenza pandemica.
L’operazione contributo a fondo perduto per gli impianti sportivi è dotato di 30 milioni di euro di fondi. Il contributo come detto è variabile fino al tetto massimo di 40.000 euro e sarà parametrato in base alle domande pervenute. Con la pubblicazione del canonico Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, avvenuta lo scorso 17 febbraio, sono disponibili le procedure di richiesta e tutte le informazioni utili a produrre istanza.

Alcuni chiarimenti sulla misura per le attività sportive

Il contributo è erogato come una specie di ristoro per le spese sostenute dai gestori di questi impianti, tra il 1° marzo 2020 ed il 31 marzo 2022, cioè da inizio a fine emergenza Coronavirus.
Spese che riguardano tanto la gestione di impianti come le piscine, che la loro manutenzione. Naturalmente se si tratta di strutture che sono rimaste chiuse dopo i provvedimenti del governo. Un limite ai potenziali beneficiari è dato dalla data di iscrizione al Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche. Infatti per poter partecipare al contributo a fondo perduto occorre innanzi tutto che l’iscrizione in questo registro sia in atto almeno dal 23 febbraio 2020. Per chi si è registrato dopo in pratica, non ci sono possibilità di presentare domanda.

Altri requisiti per il contributo a fondo perduto

Inoltre le associazioni o le società devono essere affiliate ad organismi quali sono le varie Federazioni Sportive o i vari Enti Sportivi Nazionali riconosciuti.
Dal punto di vista dei requisiti specifici per ottenere il beneficio ci sono quelli relativi alla struttura e quelli relativi al gestore.
La piscina deve essere lunga almeno 25 metri e di superficie non inferiore a 250 metri quadrati. Tali misure devono essere certificate da un tecnico abilitato. Deve essere gestita dal richiedente che può averla in uso perché di proprietà dello stesso, in affitto, con contratto di concessione amministrativa e con qualsiasi altro titolo di utilizzo esclusivo della stessa.
Per accedere al beneficio occorre dimostrare di avere almeno 50 tesserati.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.