Pensione contributiva nel 2022: per i nati anche nel 1958 bastano 20 anni di contributi

pensioni 2022

Quando lasciare il lavoro può essere vantaggioso nonostante si dice che il sistema contributivo è penalizzante.  Potrebbe essere questo ciò che si deve dire in relazione ad una misura che è ancora oggi vigente in quanto strutturale, che consente a chi è nato anche nel 1958, di accedere ad una pensione anticipata di tre anni rispetto alle soglie della pensione di vecchiaia.

Uscita a partire dai 64 anni quindi, esattamente come la quota 102 di oggi, ma con una dotazione nettamente inferiore rispetto alla pensione per quotisti introdotta dal governo Draghi con la legge di Bilancio. La misura è la pensione anticipata contributiva, spesso poco considerata ma assai utilizzabile, soprattutto per chi per poco non centra i 38 anni di contributi per la quota 102° per la stessa ragione non ha completato i 38 anni di contributi per la quota 100.

Pensioni nati nel 1958, come uscire nel 2022

Notevoli le possibilità di accedere alla pensione nel 2022 per chi è nato nel 1958 e quindi si accinge, se non lo ha già fatto, a compiere i 64 anni di età. Per loro esistono due misure possibilmente utilizzabili per anticipare l’uscita e non attendere il 2025 per andare in pensione (a 67 anni con la quiescenza ordinaria di vecchiaia ndr).

Certo, non parliamo di chi completa i 42 anni e 10 mesi se uomo, o i 41 anni e 10 mesi se donna, che danno diritto alla pensione anticipata ordinaria, senza limiti anagrafici. E non parliamo nemmeno di chi ha completato i 41 anni di contributi e si trova ad essere una delle categorie a cui si applica la quota 41 per i precoci. Va ricordato al riguardo che precoce è chi ha un anno di contributi prima dei 19 anni di età. Per la quota 41 tra l’altro è necessario rientrare in determinate categorie che sono le stesse a cui si applica l’Ape sociale con 63 anni di età.

Quota 102 e pensione anticipata contributiva più larghe di quota 41 e Ape sociale

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Caregivers, invalidi, disoccupati e lavori gravosi (per la quota 41 sono solo 15 le attività gravose previste). Sono queste le categorie che limitano molto sia l’Ape sociale che la quota 41 come platea. Quota 102 e pensione anticipata contributiva invece, non hanno limiti di platee, basandosi solo sui requisiti specifici da centrare.

Parliamo di chi ha iniziato la carriera dopo il 1996, e viene considerato un contributivo puro, o di chi riesce ad entrate nella quota 102. Due vie dicevamo, consentono di accedere alla quiescenza già nel 2022, per chi è nato nel 1958 e si trova così ad aver compiuto 64 anni di età. Due strade nettamente diverse. Una è la quota 102, l’altra la pensione anticipata contributiva.

La pensione con quota 102, come funziona nel 2022?

La quota 102 è la nuova misura inserita nel pacchetto pensioni dell’ultima manovra di Bilancio. Una misura nata in sostituzione della quota 100 da cui si differenzia sostanzialmente, solo per l’età minima di uscita. Con quota 100 si usciva dal lavoro una volta raggiunti i 62 anni di età e di 38 anni di contributi versati. Con la quota 102 invece, si esce con 64 anni di età e con 38 anni di contributi.

Uscire con la quota 102 significa sottostare fino a 67 anni al vincolo di incumulabilità tra pensione e attività di lavoro ad esclusione di quella da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro annui.

Da quota 100 a quota 102, cambia solo l’età

La quota 100 è terminata lo scorso 31 dicembre 2021 e nel 2022 potranno accedervi solo coloro i quali hanno già maturato il diritto. Si tratta di chi ha ompletato la combinazione 62+38 entro il 31 dicembre 2021. Rendere utili al calcolo della contribuzione precedenti il 2022, e non considerati lo scorso anno, concede comunque la possibilità, dal momento che gli anni pregressi coperti da operazioni effettuate nel 2022, valgono come se fossero state effettuate l’anno a cui la copertura dei contributi si riferisce. In pratica, vale la cristallizzazione del diritto come ultima possibilità di accedere alla quota 100 nonostante sia stata cessata a dicembre scorso.

La quota 102 invece scadrà il 31 dicembre prossimo, e nel 2023 varranno le stesse regole di cristallizzazione del diritto. La quota 102 quindi sarà valida solo per 12 mesi, salvo nuove proroghe oggi assai difficili da ipotizzare.

La pensione anticipata contributiva con 20 anni di contributi, difficile ma non impossibile

Un’altra possibilità per i nati nel 1958 è la pensione anticipata contributiva. Si chiama così perché è appannaggio esclusivamente dei lavoratori privi di carriera al 31 dicembre 1995. Lavoratori che vengono definiti quindi, contributivi puri. In pratica, disco verde per chi è stato privo di occupazione fino ai 37 anni di età per poi iniziare una carriera che lo ha portato a completare almeno 20 anni di contributi.

Per l’accesso a questa misura, occorrono determinate condizioni. Servono almeno 64 anni di età anagrafica, 20 anni di età contributiva. E poi, assenza di contribuzione al 31 dicembre 1995 e una pensione liquidata pari quanto meno a 1.300 euro al mese, cioè 2,8 volte l’assegno sociale.

Servono carriere e lavori importanti per completare l’uscita con 20 anni di contributi

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Evidente che la combinazione 64+20, visto l’ammontare della pensione utile a poter percepire la prestazione, potrebbe essere nella maggior parte dei casi, insufficiente. Pensare a un lavoratore che alla luce di “solo” 20 anni di contribuzione, raggiunga una pensione tanto elevata, appare quanto meno azzardato. Servono lavori altamente remunerati che hanno prodotto una notevole contribuzione dal punto di vista degli importi.

Più facile che la possibilità venga sfruttata quindi da chi ha determinate carriere. Cioè chi iniziato a lavorare nel 1996 e si trova ad aver avuto una completa continuità di assunzione fino al 2022. Con 26 anni di contributi versati, in una attività lavorativa remunerata in maniera sufficientemente degna, la via è possibile. Infatti in questi casi arrivare a 1.300 euro di pensione lorda non è certo una cosa impossibile.

Resta il fatto che la pensione anticipata contributiva rispetto alla “gemella” (come età minima di uscita), quota 102, è nettamente migliore come requisiti. Evidente tutto questo dal momento che bastano 20 anni di carriera minima. Carriera minima che per la quota 102 è quasi il doppio superiore, visto che parliamo di ben 38 anni. E va ricordato anche che dei 38 anni necessari, ben 35 devono essere effettivi da lavoro. Infatti 35 anni devono essere neutri da contributi figurativi per disoccupazione, maternità esterna all’attività lavorativa e malattia.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.