Aumento dei prezzi: dalla benzina al pane, l’analisi

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Quando la crisi economica per l’emergenza Coronavirus impattò sulle famiglie, si disse una cosa che richiamava al passato. Per trovare una crisi del genere, tra crisi del lavoro e crisi dell’economia globale, bisognava risalire al dopo guerra. Si, si fece accenno a crisi successive a guerre. Immaginate ora cosa accade con l’arrivo di una guerra mentre la crisi economica per il Covid è ancora pienamente in atto (nonostante le istituzioni italiane parlano di ripresa).

L’aumento dei prezzi di qualsiasi cosa una famiglia ha bisogno, produrrà inevitabilmente una inflazione che non risparmierà nessuno. Imprese, commercianti, lavoratori, famiglie. Ecco che scenari rischiano di verificarsi se tra Ucraina e Russia non arriva la tanto agognata pace.

Bollette in aumento, le famiglie se ne sono già accorte

Il primo dato di fatto di questa grave emergenza economica è l’aumento del costo delle bollette energetiche. Luce e gas hanno avuto già da inizio anno una impennata clamorosa. Da gennaio il costo per le famiglie e per le imprese è raddoppiato quasi.

E adesso la guerra in Ucraina, con le sanzioni alla Russia rea di aver invaso lo Stato confinante. Sanzioni che hanno interrotto i rapporti tra Russia e Paesi Occidentali, rapporti economici e finanziari che però hanno il loro rovescio della medaglia. Noi italiani per esempio, dalla Russia ci approvvigioniamo di oltre il 40% del gas che serve quotidianamente.

Proprio ieri il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio gongolava per il fatto di aver trovato una intesa per le forniture con l’Algeria. Ma si tratta di un 8% delle forniture, ben lontano da oltre il 40% che ci verrà a mancare per via delle già citate sanzioni contro Putin.

In altri termini c’è il concreto rischio che saliranno ancora i prezzi di queste materie che i cittadini pagano con le bollette. I recenti aumenti di gennaio quindi non saranno gli ultimi, c’è da scommetterci.

L’aumento del prezzo del carburante

È notizia di qualche giorno fa, dell’ennesima risalita del prezzo del carburante, con la benzina salita a oltre 2 euro in alcuni posti. I camionisti e gli autotrasportatori hanno già manifestato e bloccato i trasporti pochi giorni fa.

Ma pensare che l’aumento del prezzo del carburante sia un problema solo degli autotrasportatori è profondamente errato. L’aumento del costo del rifornimento aumenta il costo di tutti i prodotti che vengono trasportati su gomma. E la guerra in Ucraina, aumenterà inevitabilmente tutto questo.  Le sanzioni con la Russia e il blocco dei trasporti marittimi e aerei nelle zone interessate dal conflitto, crea scompensi. Danni ingenti al mercato internazionale portando a rincari di numerosi prodotti.

I beni di prima necessità e l’aumento dei prezzi

Sono già tante le analisi che hanno portato a mettere in luce ciò che accadrà presto anche ai beni di prima necessità in Italia. A dire il vero gli aumenti sono scattati già ad inizio anno, ma adesso andrà sempre peggio. Detto di bollette e rifornimento di carburante, anche farina, pasta, e così via, saliranno di prezzo.

Saliranno i prezzi di grano e fertilizzanti. L’agricoltura rischia di finire ai primi posti come impatto di questa crisi. E se sale il prezzo del bene principale, è assai scontato che saliranno i prezzi della pasta, del pane e così via.

Ma le materie prime con prezzo in netto aumento, riguardano anche alluminio, rame, nickel, ghisa, palladio.

Le stime di questi aumenti fanno paura

Sul sito tg24.Sky, viene messa in luce una attenta analisi di Federalimentari, associazione di categoria molto nota. Secondo l’associazione, sono in imminente aumenti i prezzi di tutto ciò che deriva dei cereali. E l’aumento stimato non è irrisorio visto che si parla del 10% di aumento sulla pasta, che già da inizio anno è salito di molto. E per il pane ancora peggio, perché siamo nell’ordine del 30%.

Come riporta il Messaggero, in crisi ci andrà anche il settore degli allevamenti. Anche in questo caso tutto dipende da una materia prima, in questo caso il mais. Cia Agricoltori ha già sottolineato che il granturco che finisce con l’essere alimento principale per gli allevamenti di animali, proviene per oltre il 50% dall’Ucraina. Inutile dire ciò che accadrà adesso a causa del conflitto con la Russia.

Il mais diventerà introvabile e il suo prezzo è destinato a salire, secondo l’associazione degli allevatori, di oltre il 35%. con inevitabile ricaduta su carne e derivati dagli animali.

Il grano ai massimi livelli

Non è direttamente interessata l’Italia dall’importazione del grano russo e ucraino. L’Italia ne importa solo il 5% di quello che utilizza annualmente. Il fatto che dalla Russia siano i Paesi del Nord Africa ad approvvigionarsi in misura sostenuta di grano, mette a rischio anche l’Italia. Se il Nord Africa avrà carenze, gioco forza entrerà in concorrenza con l’Italia per il grano Australiano e Canadese. E il prezzo è destinato a lievitare sensibilmente, anche se già oggi è a livelli record.

Effettivamente erano 14 anni che il prezzo del grano non arrivava a questi livelli, cioè a 33,3 centesimi al Kg.

Altri prodotti che hanno un prezzo in crescita costante

In aumento anche i prezzi dell’olio di girasole. E non è un prodotto di poco conto visto che in Italia l’80% di quello utilizzato è importato. Ma uscendo fuori dall’alimentare, non è da meno l’aumento dei prodotti legati all’industria della siderurgia. L’acciaio l’Italia lo importa per la gran parte dalla Russia. Che ricordiamo, è il primo esportatore mondiale di questo materiale. E pare che le riserve italiane sono scarne, perché garantiscono massimo un paio di mesi di autonomia.

Senza importazioni dalla Russia quindi, serio pericolo di ingessare le attività.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.