Con Partita Iva o con lavoro occasionale? La guida e il paragone costi benefici

Mettersi in proprio è sempre una scelta alquanto difficile da adottare. Molti gli aspetti da considerare quando si decide di avviare una attività autonoma. La prima scelta è senza dubbio quella relativa alla necessità o meno di aprire una Partita Iva.

Si può lavorare anche senza? Una domanda comune a molti aspiranti lavoratori autonomi. Ed una domanda a cui cerchiamo di dare risposta con questa guida dettagliata parlando anche di lavoro autonomo occasionale, per il quale la Partita Iva può essere anche inutile a volte.

Partita Iva, di cosa si tratta?

Prima di entrare nello specifico, meglio ricordare di cosa si tratta quando si parla di Partita Iva. In senso strettamente meccanico, la Partita Iva è un codice identificativo che viene assegnato ad un professionista, ad un lavoratore autonomo, una azienda o una impresa. Un codice numerico attraverso il quale l’autonomo viene identificato mediante collegamento diretto con il Fisco e con la Previdenza sociale.

Si tratta quindi di uno strumento quindi, attraverso il quale chi apre l’attività può lecitamente operare in Italia e può dichiarare legittimamente gli incassi avuti.

Quando è necessario aprire la Partita Iva

Se parliamo di costi benefici, di differenze tra chi ha la P.Iva e chi non la ha, è evidente che si sottintende che non sempre è obbligatorio aprirla per esercitare una attività piuttosto che una professione.

Non tutti i lavoratori sono in possesso della Partita Iva e non tutti sono obbligati ad aprirla. Quando una determinata attività viene svolta in maniera autonoma, continua ed abituale aprire la Partita Iva è obbligatorio. Non basta quindi il fatto di essere un lavoratore autonomo. Occorre pure che tale attività  risponda ai due fattori di continuità e abitualità. Aprire la Partita Iva non ha limiti di introiti, ricavi e incassi. Chi pensa che sotto i 5.000 euro di ricavi da una determinata attività, si possa fare a meno della Partita Iva, sbaglia.

L’obbligo di aprire una P.Iva dipende sostanzialmente dalla frequenza di una determinata attività. Per esempio, un professionista che svolge la sua attività in maniera saltuaria, non è costretto ad aprirla, perché ne può fare benissimo a meno. Ma occorre che questa attività svolta risulti inferiore a 30 giorni l’anno, per ciascun committente. Solo se si superano questi limiti, essendo l’attività non più occasionale, si entra nel perimetro dell’obbligatorietà e quindi non se ne può fare assolutamente a meno.

Costi e adempimenti con la Partita Iva

Aprire una P.Iva significa iscriversi anche obbligatoriamente al Registro delle Imprese. Un adempimento necessario per artigiani  e commercianti ma non per i professionisti sia iscritti ad un Albo che non iscritti.

Aprire una Partita Iva presuppone pure il versamento dei contributi previdenziali  e quindi l’iscrizione ad una determinata cassa previdenziale.

Occorre poi pagare le tasse e presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi. Aprire di per se una Partita Iva non presenta costi. È la gestione a costare, anche se non in maniera fissa. Molto dipende dal Codice ATECO, dai coefficienti di redditività  dal volume di affari e dal regime fiscale scelto tra ordinario o forfettario.

Quando si può utilizzare il lavoro autonomo occasionale

Per lavorare senza il codice identificativo, si può optare per il cosiddetto lavoro occasionale o per la cosiddetta prestazione occasionale. In questo caso non è necessario nemmeno rilasciare fattura in quanto si può operare, nei confronti di ciascun committente, tramite ricevuta. Sulla ricevuta, se superiore a 77,47 euro, occorre applicare la marca da bollo di 2 euro.

Per evitare l’apertura, vanno messi in evidenza i limiti all’utilizzo del lavoro occasionale. L’unico limite previsto è quello dei 5.000 euro come soglia massima dei compensi annui. Con il lavoro occasionale, fino a 4.800 euro annui, non vige l’obbligo di presentare al dichiarazione dei redditi.

B. A.

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