Pensioni 2022, tutte le possibilità oggi in vigore

lavoro stagionale

Sembra che nel 2023 nulla sarà come prima per le pensioni. Stiamo andando verso una riforma che probabilmente vedrà la conferma strutturale di Opzione Donna, ed un allargamento strutturale delle uscite a 64 anni con penalizzazioni di assegno. La guerra in Ucraina ha rallentato di parecchio la macchina della politica che andava in direzione della riforma delle pensioni.

Nel DEF (Documento di Economia e Finanza), che in genere esce ad aprile, il governo avrebbe dovuto mettere i primi mattoni della riforma, magari prevedendo spesate e dotazioni da utilizzare in corso d’anno, verso la previdenza. Nulla di tutto ciò è successo, almeno al momento. E forse nulla succederà visto che di emergenza in emergenza, adesso il conflitto in Ucraina ha assunto i connotati della priorità delle priorità. Ed ecco che è meglio andare a verificare quali sono le possibili misure previdenziali che qualcuno potrebbe trovare interessante prendere adesso, prima che tutto cambi.

Le due vie principali restano vecchiaia e anticipate

La pensione di vecchiaia 2022 si centra con:

  • 67 anni di età compiuti;
  • Almeno 20 anni di contributi versati.

La pensione anticipata si centra con:

  • Almeno 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini;
  • Almeno 41 anni e 10 mesi di contributi previdenziali versati per le donne;
  • Almeno 35 anni di contributi effettivi.

Le due misure resteranno in vigore anche l’anno prossimo ed è già stato deciso che i requisiti resteranno gli stessi di quelli prima indicati.

La nuova Quota 102 e la pensione anticipata per contributivi, tutti a 64 anni

La nuova pensione con Quota 102, che ha sostituito la Quota 100, si centra con:

  • Almeno 64 anni di età;
  • Almeno 38 anni di contributi versati;
  • Almeno 35 anni di contributi effettivi.

La pensione con Quota 102 è esattamente identica alla precedente Quota 100 se non fosse che l’età minima di uscita è passata dai 62 anni ai 64 anni. E 64 anni è per l’esattezza, anche l’età che consente a chi non ha contributi versati prima del 1996, di accedete alla pensione anticipata contributiva. Essa si centra con:

  • Almeno 64 anni di età;
  • Almeno 20 anni di contributi;
  • Pensione liquidata alla decorrenza pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • Primo contributo versato dopo il 1995.

La pensione a 64 anni in forza di Quota 102 o della pensione anticipata contributiva, nel futuro potrebbe essere la pensione flessibile per tutti. Ma con penalità che oggi entrambe le misure non prevedono. Per questo chi può forse farebbe meglio ad uscire oggi rispetto a domani. Chi ha già 64 anni e 38 di contributi, potrebbe trovare conveniente uscire subito dal lavoro nel 2022 e non nel 2023. Perché nonostante 65 anni di età e più di 38 di contributi, se passasse l’idea di una pensione flessibile a 64 anni con taglio del 3% per anno di anticipo, questo lavoratore perderebbe il 6% di assegno.

Opzione Donna e Ape sociale

Di Opzione Donna abbiamo già detto che la misura ha seriamente tutte le possibilità di diventare strutturale dal 2023. Per adesso, nel 2022 possono uscire le donne che hanno i seguenti requisiti:

  • Almeno 58 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2021 se lavoratrici dipendenti;
  • Almeno 59 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2021  se lavoratrici autonome;
  • Almeno 35 anni di contributi effettivi.

L’Ape sociale invece è una misura che si rivolge a 4 macro categorie di soggetti:

  • Invalidi;
  • Soggetti con invalidi a carico (cd caregiver)
  • Disoccupati;
  • Lavori gravosi.

La misura ha un requisito minimo come età ed un altro come contribuzione. Nello specifico:

  • Almeno 63 anni di età;
  • Almeno 30 anni di contributi versati per invalidi, caregivers e disoccupati;
  • Non meno di 36 anni di contributi versati per i lavori gravosi in genere;
  • Almeno 32 anni di contributi versati per gli edili ed i ceramisti.

Le pensioni con quota 41, ma solo ai precoci e nemmeno a tutti

Una soluzione alla pensione prima del previsto è la quota 41 per i precoci. Una misura che i sindacati vorrebbero estendere a tutti dal 2023, ma che probabilmente resterà così anche in futuro visto che è strutturale e non va in scadenza. La prestazione riguarda:

  • Caregivers come per l’Ape sociale;
  • Disoccupati come per l’Ape sociale;
  • Invalidi come per l’Ape sociale;
  • Lavori gravosi, ma solo le 15 categorie previste fino allo scorso anno anche per l’Ape sociale.

I requisiti utili alla pensione con quota 41 sono:

  • Almeno 41 anni di contributi versati;
  • Almeno 35 anni di contributi effettivi;
  • Un anno almeno di contributi versato prima dei 19 anni di età.

Le pensioni con invalidità pensionabile e gli usuranti

Altre due vie di uscita davvero interessanti sono lo scivolo usuranti e la pensione di vecchiaia anticipata con invalidità. Lo scivolo per le pensioni usuranti consiste in una pensione anticipata destinata a soggetti che svolgono attività particolarmente faticose e pesanti. I requisiti utili sono:

  • Almeno 61 anni e 7 mesi di età;
  • Almeno 35 anni di contributi versati;
  • Completamento della quota 97,6.

La misura si rivolge ai lavoratori alle prese con le attività prescritte da apposito decreto e presente sul sito dell’Inps. Per esempio i lavoratori impiegati su turni e con le linee a catena o gli autisti dei mezzi di trasporto pubblico. Inoltre lo scivolo è destinato anche ai lavoratori notturni.

Per la pensione con invalidità, occorre invece:

  • Almeno 56 anni di età per le donne;
  • Almeno 61 anni di età per gli uomini;
  • Un grado di invalidità pensionabile pari o superiore all’80%;
  • Almeno 20 anni di contributi previdenziali versati.

L’invalidità pensionabile altro non è che la riduzione della capacità lavorativa basata sulle mansioni e le attitudini di ogni direttamente interessato,  certificata dall’Inps.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.