Pensioni: Opzione donna diventerà strutturale. Le ipotesi allo studio

opzione donna strutturale
La pensione Opzione Donna diventa strutturale. Le ipotesi allo studio

Il ministro del Lavoro Orlando ha manifestato l’intenzione di rendere Opzione Donna strutturale, cioè di rendere il sistema di uscita flessibile dal lavoro riservato alle donne parte integrante del sistema pensionistico. Cosa potrebbe cambiare in futuro?

Cos’è Opzione donna

Opzione donna è il trattamento pensionistico riservato alle donne che al 31 dicembre 2021 hanno compiuto 58 anni di età, 59 anni per le lavoratrici autonome, di uscire dal mondo del lavoro, a condizione che abbiano maturato 35 anni di contributi. Per raggiungere il requisito contributivo possono essere utilizzati anche i contributi da riscatto, da ricongiunzione, volontari e figurativi, mentre sono esclusi i contributi accreditati per malattia e disoccupazione. Opzione donna prevede però anche degli svantaggi e gli stessi riguardano il calcolo dell’assegno pensionistico che viene eseguito esclusivamente con il metodo contributivo.

Con la legge di bilancio 2022 si è provveduto a prorogare opzione donna di un anno, ma il ministro Orlando ha dichiarato che si dovrebbe provare a rendere strutturale o almeno pluriennale Opzione Donna e di conseguenza dare ancora per qualche anno alle donne la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro, senza dover quindi attentere il compimento del 67° anno di età.

Sei interessata a Opzione Donna? Scopri le caratteristiche: legge di bilancio 2022: novità per Quota 102 e Opzione Donna

Opzione donna strutturale deve ridurre il gender gap

Il Ministro nelle sue dichiarazioni fatte nel corso di un’intervista a Radio Immagina, cioè la radio web del Pd, è però andato anche oltre. Ha sottolineato che il confronto sulle pensioni deve partire dal dato che le donne hanno in realtà ancora un doppio ruolo (cura e lavoro) nella società quasi esclusivo e di conseguenza questo fatto deve essere tenuto in considerazione nell’accesso alla pensione.

A dare l’allarme sul gender gap pensionistico è stato anche il presidente dell’INPS Tridico che ha sottolineato in varie dichiarazioni che la differenza salariale tra uomini e donne, si ripercuote sul calcolo della pensione e di conseguenza nella maggior parte dei casi le donne maturano assegni di importo inferiore. La disparità risulta essere di circa il 27%. L’assegno medio per un uomo è di 1.863 euro, mentre per le donne 1.352 euro.