Caro spese alimentari continuano a non scendere i prezzi di molti prodotti, anche a causa di alcune speculazioni, il resoconto.
Riempire il carrello della spesa sta diventando sempre più difficile per molte famiglie. La guerra in Ucraina ha esasperato una situazione economica, già provata dalla pandemia. Non solo negli scaffali dei supermercati alcuni prodotti tendono a mancare. E’ il caso di olio di girasole, grano tenero e mais. Ma le imprese devono fare i conti non solo con l’aumento del prezzo dei fertilizzanti, ma si risente anche dell’elevato costo di gas e benzina. Anche perché le serre vanno riscaldate, durante il periodo invernale, ed i mezzi agricoli devono pur lavorare.
Secondo il Presidente Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, alla situazione già difficile lungo la filiare, ci sono dei comportamenti di speculazione. “L’Ungheria ha stoccato grandi quantità di mais e grano tenero, da cui dipendiamo per il 20% delle nostre importazioni per farne aumentare i prezzi. Oppure l’Argentina che ha bloccato le esportazioni di soia, e la Cina che ha stoccato oltre il 60% della produzione mondiale di cereali”– ha concluso.
Per vivere occorre pur mangiare, e quando ad aumentare il loro prezzo sono i beni anche di prima necessità è chiaro che qualcosa non sta andando come dovrebbe. Ad oggi, secondo Coldiretti, il prezzo della frutta è aumentato di circa il 51%, mentre quello degli ortaggi del +67%. Eppure il nostro Paese eccelle nella produzione di pomodori, melanzane, ciliegie, kiwi. nocciole, castagne, mele, pere, uva da tavola, carciofi e sedano.
Ad incidere sul prezzo finale sono anche i costi di imballaggi per vaschette, retine, buste e similari. Una voce di spesa che registra un aumento del +72%. Ed ancora cassette in plastica, carta, cartoni e cartoni ondulati registrano un +76%. Per non parlare dei costi di trasporti, che ovviamente risentono dell’aumento dei costi di carburante e del caro energia in genere.
Pertanto sembra opportuno che devono essere messe in campo misure economiche che possano salvare le imprese e le famiglie. Le imprese con aiuti di Stato o credito d’imposta ben più concreti di quelli presi. Anche perché quelli messi in campo non hanno migliorato molto la situazione. Il rischio è quello di chiusura di molte imprese con migliaia di persone a spasso. E sono ben 300 mila le imprese italiane che operano in questo settore.
Tra gli aiuti anche quelli legati alla maggiore resa dei terreni con la creazione di bacini di accumulo per le acque piovane per quelle aziende che già non li possiedono. Altra decisione importante potrebbe essere legata alla fissare dei prezzi che non scendono mai sotto il costo di produzione. Insomma azioni che devono essere prese proprio già sui campi di produzione, per evitare che l’inflazione già al 6% possa continuare la sua crescita.
Per quanto concerne le famiglie sembra che in media i consumi si siano già ridotti del 3%. In merito a questo si potrebbe pensare ad una riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità. Magari anche ipotizzare l’introduzione di bonus alimentari, ma solo per le famiglie italiane che vivono in situazione già critiche.
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