Pensioni con la rendita anticipata, la soluzione è il potenziamento della misura?

Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

 

Ci sono misure introdotte dal nostro ordinamento che permettono un pensionamento anticipato anche se non sono strettamente previdenziali come le considerano gli italiani. Non sono misure tipiche, cioè previste dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano. Per esempio, c’è la Rita, ovvero la rendita integrativa temporanea anticipata. Siamo nel campo della previdenza integrativa, nei fondi pensione. E sul quotidiano il Sole 24 Ore si mette in risalto il fatto che la Rendita anticipata potrebbe essere la soluzione ideale per mettere mano al sistema e dotarlo di forma di pensionamento anticipato. Potenziare la Rita, di questo si tratta.

Come funziona la Rita, la rendita anticipata in sintesi

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, questo è l’acronimo di Rita. Uno strumento che permette di anticipare in maniera frazionata o intera, l’importo spettante per quanto versato nel fondo previdenziale integrativo prescelto. In pratica, si può anticipare la rendita per il periodo temporale che va  dalla data di  accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica utile alla pensione di vecchiaia nel sistema pensionistico obbligatorio di appartenenza, in questo caso l’Inps.

Alcuni requisiti specifici per la Rita e per le pensioni integrative

Per avere diritto all’anticipazione della rendita, dal punto di vista dei requisiti occorre dire che servono non meno di 5 anni di versamenti al fondo pensionistico complementare. Inoltre, occorre chiudere l’attività lavorativa, trovarsi a 5 anni dalla pensione di vecchiaia ed avere almeno 20 anni di contributi versati al fondo previdenziale obbligatorio, cioè l’Inps. In alternativa possono essere validi 24 mesi di disoccupazione certificata, e in questo caso, il trovarsi a 10 anni dal raggiungimento della pensione di vecchiaia come prevista dall’Inps. Le pensioni con la rendita integrativa possono essere una soluzione.

Capitale o rendita? Il dubbio degli italiani

Una delle critiche che analisti e tecnici producono al sistema della previdenza integrativa è la maggiore convenienza dei cittadini a riscattare il capitale piuttosto che scegliere la rendita. Infatti come silegge in un articolo guida del Sole 24 Ore, gli iscritti ai fondi pensione preferiscono il capitale alla rendita. E sul quotidiano economico politico vengono messi in luce anche i possibili motivi. Infatti pare che siano sui i tassi di sostituzione che restano piuttosto elevati, le motivazioni della scelta che la maggior parte degli italiani aderenti ai fondi integrativi, fanno.

Rendita integrativa come funziona

Va ricordato che i fondi pensione alternativi, complementari o integrativi servono ai lavoratori per incrementare il reddito una volta in pensione. E fanno da ammortizzatore alla piega che sta prendendo il sistema pensioni nostrano, nel senso che la riduzione delle coperture Inps viene sanata proprio dai fondi integrativi. Chi sceglie di versare nella previdenza complementare infatti, non fa altro che mettere le mani avanti per il futuro, puntando ad una forma di integrazione di quella pensione che tutti reputano piuttosto bassa quando è il momento di lasciare il lavoro.

I tassi di sostituzione per le rendite sono un tarlo del funzionamento della previdenza complementare

Tornando ai tassi di sostituzione, è l’argomento scottante dello scarso funzionamento di questi strumenti nel Bel Paese. Ciò che stride è che nel calcolare il tasso di sostituzione da applicare,  questi fondi considerano una aspettativa di vita che secondo molti è troppo elevata rispetto alla realtà. I fondi in pratica fanno ciò che fa la previdenza obbligatoria con i coefficienti di trasformazione. Più si vive meno si prende e quindi anche nella previdenza complementare prima si sfrutta la rendita meno si percepisce, spingendo i più ad optare per il capitale in unica soluzione.

La gente sceglie più il capitale che la rendita, ecco perchè

Infatti in Italia i fondi integrativi vengono percepiti quasi come un surplus di TFR rispetto ad un surplus di rateo mensile di pensione. In altri termini, chi ha versato nella previdenza integrativa sceglie, nel momento in cui lascia il lavoro, di prendere tutto il capitale versato come fosse una buonuscita o un Trattamento di fine rapporto o servizio. Ma in origine i fondi integrativi erano strumenti che puntavano a sostenere i ratei di pensione futuri, non una specie di salvadanaio per aumentare le liquidazioni al termine del rapporto di lavoro.

Cosa si studia per il futuro

Potenziare la rendita e farla diventare più appetibile sarebbe la via che il governo dovrebbe prendere. Per far somigliare, sempre come si legge sul Sole 24 Ore, la Rita alle misure estere più conosciute. La partenza sarebbe il favorire l’erogazione diretta delle rendite, “confermando gli obblighi specifici di riassicurazione per l’eccessiva longevità”. Ma c’è anche una variazione strutturale che è possibile adottare. In questo caso si tratta di rendite variabili. Un assegno mensile di elevato importo alla data di decorrenza, ma che poi si adegua con il tempo alla mutualità della situazione contingente, con rivalutazioni attive per i pensionati o anche passive.

L’esempio della previdenza integrativa all’estero

All’estero queste rendite integrative a liquidazione variabile sono già presenti e diffuse sempre di più. Ma dall’estero non è azzardato pensare di copiare i versamenti integrativi a formula collettiva. Puntare sulla previdenza integrativa come la Rita per svoltare e risolvere le bene del sistema pensionistico italiano potrebbe essere una soluzione assai fattibile. C’è chi pensa per esempio ad una variazione radicale. Si arriverebbe a fornire tramite la Rita, le soluzioni per il pensionamento anticipato degli italiani, lasciando in capo all’Inps solo le misure di pensionamento ordinario, cioè le pensioni di vecchiaia a 67 anni con 20 anni di contributi o le pensioni anticipate con 42 anni e 10 mesi di versamenti. Un cambio di rotta che però appare difficile visto che c’è chi non vede di buon occhio questa rivoluzione.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.