L’eredità elettronica esiste e va consegnata agli eredi come qualsiasi altro caso di successione. Ecco cos’è successo a Milano.
Quando una persona viene a mancare lascia i suoi avere agli eredi legittimi. L’articolo 565 del codice civile stabilisce che: “Nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo”. Infatti tali soggetti devono procedere alla successione per poter godere dei beni del defunto.
Ma cosa succede quando l’eredità è elettronica. Come ad esempio le password dei social network o nel caso di investimenti fatti in criptovalute? Restano nell’oblio della rete oppure passano agli eredi? Non c’è una vera e propria regolamentazione in questo caso, ma di sicuro c’è un precedente del Tribunale di Milano.
Morto il marito, la moglie chiede ad Apple, Microsoft e Meta Platform (WhatsApp) di poter accedere per prendere i loro ricordi di famiglia lasciati in rete dal defunto. Ma gli vengono negate le chiavi di accesso dei vari account. A questo punto la Signora si rivolse al Tribunale. La donna motivava la richiesta spiegando di potervi trovare, oltre a foto e video del marito con i figli, anche lettere di addio per loro o dichiarazioni di ultime volontà.
Invece il provvedimento del Tribunale di Milano cambia la situazione e concede alla moglie di poter accedere agli account del marito. Quindi cambia e non di poco la situazione questa sentenza. Proprio perché potrebbe fare da apri pista non solo ad altri casi simili, ma anche ad una nuova normativa relativa all’eredità elettronica.
La notizia ha fatto scalpore e già molti avvocati stanno valutando la sentenza come un precedente importante in molte cause contro i grandi Cloud o social. Il legale della donna, Marco Meliti, ha espresso soddisfazione per il provvedimento ottenuto. Secondo l’avvocato i dati contenuti negli account possono entrare a far parte dell’eredità, al pari delle lettere e delle fotografie lasciati nei cassetti delle scrivanie di casa.
Tuttavia la decisione del Tribunale di Milano evidenzia da una parte la falla normativa nel nostro sistema di protezione dei dati personali contenuti negli account dopo morte. Dall’altro lato però potrebbe spingere le grandi multinazionali a offrire servizi a pagamento per mettere sotto chiave e in maniera definitiva i nostri dati. Certo la storia non finisce qui, ma per adesso foto, chat, immagini ed account passano agli eredi, questo è poco ma sicuro.
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