Abbiamo visto in precedenti guide che il pellet, pur essendo attualmente più economico rispetto al metano, ha un costo più che raddoppiato rispetto a un anno fa, è difficile da trovare e questo porta ulteriori timori per chi ha una stufa a pellet. Un’ alternativa economica può essere il nocciolino, ma è possibile trasformare una stufa a pellet per poter bruciare nocciolino?
La prima cosa da dire è che chi ha una stufa a biomassa, cioè policombustibile, può utilizzare qualunque prodotto idoneo al riscaldamento, legna, pellet, nocciolino…
Chi invece ha una stufa esclusivamente a pellet può effettuare delle modifiche, le stesse sono reversibili, ma naturalmente ogni modifica ha un costo e non si può ritornare al pellet senza aver prima effettuato una nuova riconversione.
Un secondo avvertimento riguarda la garanzia, chi ha una stufa a pellet ancora coperta dalla garanzia di fabbrica può perderla se effettua la modifica.
Ora vediamo i componenti da cambiare. La prima modifica riguarda il braciere. Una stufa a pellet ha fori da 6 mm, questi sono troppo grandi per il nocciolino, non è necessario sostituirlo basta sovrapporre una lamina di metallo con fori da 2,5 / 3 mm a quella originale così che il nocciolino non esca dai fori e possa bruciare. Per consentire però un maggiore flusso di aria a questo punto potrebbe essere necessario effettuare dei fori laterali al braciere.
La seconda modifica riguarda la coclea, si tratta di quella specie di “fusillo” presente all’interno del vano pellet e che fa scorrere il pellet verso il braciere. Quella del pellet è poco adatta al nocciolino, dovrebbe essere sostituita, in questo caso occorre preventivare una spesa di almeno 80 euro.
Resta, infine, la parte più difficile del lavoro e cioè resettare i parametri della stufa. In questo caso è necessario rivolgersi a un professionista del settore e l’intervento può avere un costo non da poco e non è detto che il professionista riesca fin dal primo tentativo a trovare la giusta soluzione.
Il nocciolino è un prodotto di scarto derivante dalla lavorazione delle olive. In Italia molti frantoi oleari si stanno organizzando per la produzione e la vendita. Non è quindi un prodotto di importazione. Trattandosi di un materiale di scarto parte da un prezzo più basso, la lavorazione potrebbe richiedere solo l’essiccazione. L’Iva applicata al nocciolino è al 10%, fino al 2015 anche per il pellet si applicava questa aliquota, poi portata al 22%. Il nocciolino ha un’ottima resa del tutto paragonabile a quella del pellet. Il prezzo finale può arrivare ad essere il 40% inferiore rispetto al pellet. C’è uno svantaggio? Se aumenta la domanda, come è prevedibile, la scarsità della materia porterà a un aumento dei prezzi. Di quanto? Non possiamo dirlo.
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