Superbonus 2023: cosa ci attende? Saranno ridotte le aliquote?

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Con l’arrivo del nuovo Governo sono in molti a chiedersi quale potrebbe essere il futuro del Superbonus 2023 infatti non è ancora chiaro cosa ha intenzione di fare il nuovo esecutivo e lo studio pubblicato da Bankitalia non aiuta a diradare la foschia che si sta avviluppando intorno a questo importante provvedimento.

I numeri del Superbonus 110%

Il Superbonus 110% è  uno dei provvedimenti che ha incrinato il Governo Draghi. Più volte Draghi ha sottolineato che aveva generato  truffe, ciò ha portato a un irrigidimento dei rapporti tra il M5S e il Governo. Si è quindi arrivati alle elezioni e al nuovo Governo Meloni, nel frattempo L’Agenzia delle Entrate ha reso più stringenti le procedure per il Superbonus 110%.

In campagna elettorale più volte abbiamo sentito dire che è necessario rimodulare il Superbonus 110% in modo che abbia un costo minore per i conti pubblici. Le risorse stanziate sono terminate.  Giorgia Meloni ha rassicurato sull’obiettivo di trovare risorse per i cantieri già aperti, mentre per gli altri occorrevano delle modifiche al meccanismo. Con le norme attuali, il 31 dicembre scade il termine per i lavori sulle unifamiliari, a patto che entro il 30 settembre 2022 siano riusciti ad asseverare il completamento del 30% dei lavori.

Fondi stanziati terminati ad agosto: cosa ci attende per il Superbonus 2023?

Il 31 dicembre 2023 scadono invece i termini per i condomini ed edifici plurifamiliari ( anche appartenenti a un unico proprietario). Dal 1° gennaio del 2024 dovrebbe iniziare il meccanismo del decalage con contributi riconosciuti in forma ridotta. Secondo le indicazioni di ENEA i fondi che erano stati stanziati ( in parte provenienti dal PNRR) sono terminati ad agosto e attualmente c’è un elevato sforamento dai costi. Lo stanziamento era di 43 miliardi di euro, mentre il costo per lo Stato a fine agosto era di 47 miliardi e ora siamo a circa 56 miliardi di euro.

Secondo le anticipazioni di Giorgia Meloni il decalage potrebbe però iniziare prima, cioè già dal prossimo rifinanziamento necessario per poter proseguire con il Superbonus. Nelle indicazioni fornite dovrebbe essere riconosciuto il credito di imposta all’80% sulla prima casa, per la seconda casa dovrebbe invece scendere al 60% oppure addirittura il contributo potrebbe venir meno.

Lo studio di Bankintalia: il Superbonus 2023 per essere sostenibile deve essere al 40%

Nasce quindi il dubbio in molti professionisti che le critiche presenti nel documento di Bankitalia non siano altro che una sorta di supporto alla scelta di ridurre gli stanziamenti previsti per il Superbonus 110%. Ricordiamo che lo studio in oggetto sottolinea che il costo del Superbonus 110% è troppo elevato e potrebbe essere ripagato nel 2100, cioè rapportando costi -benefici si andrebbe in pari tra oltre 70 anni ( quando le strutture edilizie probabilmente saranno già obsolete da qualche decennio). Il costo sarebbe invece più facilmente ripagabile con un’aliquota per il Superbonus 2023 con detrazione al 40%, sarebbe più bassa anche degli incentivi fiscali in vigore tutt’ora, ma sfruttati prima del Superbonus e che vedevano detrazioni al 50% per i lavori di ristrutturazione e al 65% per l’efficientamento energetico.

Le teorie invece delle associazioni dei costruttori sono invece diverse, infatti sottolineano che il ritorno economico per lo Stato sia più elevato rispetto alle uscite e sarebbe generato soprattutto dall’aumento del Pil e dell’occupazione che di fatto genera entrate.