Benzina 2.50 euro a litro, è questa la novità che porta il 2023. Del resto c’era da aspettarselo con la riduzione delle accise, ma la salita si è fermata?
Fare benzina ritorna ad essere un salasso per le famiglie e per i lavoratori. Il nuovo anno, come preannunciato, prevede l’eliminazione delle accise sulla benzina e gasolio. Questo non ha fatto altro che schizzare il prezzo alla pompa fino a 2.50 euro a litro per la benzina e 2.55 per il gasolio. Prezzi che fanno rabbrividire, ma che si riferiscono principalmente al costo autostradale.
Secondo le elaborazioni di Quotidiano energia il prezzo medio della benzina servito sale a 1,965 euro mentre quello del diesel sale a 2,023 euro al litro. Il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è 1,821 euro al litro (1,814 il dato del 5 gennaio), con i diversi marchi compresi tra 1,816 e 1,835 euro al litro (no logo 1,819). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,879 euro al litro (contro 1,875)
Tuttavia in questi aumenti qualcosa non torna. E si perché se da una parta sono ritornati i costi legati alle accise, dall’altra si registra una grande diminuzione del prezzo del petrolio. Quindi questa caduta del prezzo, avrebbe dovuto assorbire il ripristino delle accise. Invece questo non è accaduto, anzi.
Dopo lo stop degli sconti sulle accise c’è un altissimo rischio di speculazione sul prezzo dei carburanti su strade ed autostrade. Infatti il Ministero dell’Economia, Giorgetti, ha dato mandato alla Guardia di Finanza di controllare la situazione. Tuttavia i risultati dei controlli saranno resi la settimana prossima. Intanto anche la Procura di Roma indicata sui rincari di diesel e benzina.
Ma denunce sono arrivate anche in circa 300 procure in tutta Italia. Come se non bastasse secondo Codacons, il pieno di benzina costa 8,9 euro in più rispetto a quanto costava a fini dicembre. Su questi dati si può stimare quindi un aumento della spesa annua per ogni automobilista pari a 214 euro.
Insorgono sia le associazioni di categoria dei consumatori che quelle dei lavoratori. Anche i taxisti sono sul piede di guerra, perché è impensabile offrire il proprio servizio con questi prezzi alla pompa. Anche perché si ricorda che sono aumentati anche i pedaggi autostradali. Un problema che riguarda anche l’intero commercio italiano. Si perché la maggior parte del trasporto delle merci, nel nostro territorio, avviene su gomma. Un maggiore costo di autostrade, benzina e diesel si ribalterà inevitabilmente sul costo finale del prodotto, quindi sul consumatore. E non è proprio la soluzione migliore, visto già la situazione provata dalle famiglie e imprese italiane.
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