Mutui più cari, anche a gennaio, la banca centrale rialza gli interessi

Mutui più cari grazie alla decisione della Banca centrale europea di alzare di nuovo i tassi di interesse, si aggrava così la posizione dei debitori.

Mutui più cari, anche per il mese di gennaio

I consumatori e le famiglie non ne possono più. Da pochi giorni è arrivata la notizia che le bollette del gas e della luce saranno più leggere per il mese di gennaio. Certo non riusciranno a colmare gli aumenti di questi ultimi mesi, ma si spera in una riduzione almeno del 10% anche per il mese di febbraio. Questo può essere un sollievo per le tasche delle famiglie e delle imprese, ma la felicità è durata poco.

Infatti il costo del denaro è aumentato. La banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di un altro mezzo punto. Questo fa si che si il livello di riferimento per le operazioni di finanziamento bancario sale al 3%, quello sui depositi al 2,50% e quello sui prestiti marginali al 3,25%. Portando così questo valore ai massimi dal 2008. E come se non bastasse è previsto un ulteriore aumento anche per marzo di altri 50 punti base , sempre con lo scopo di frenare l’inflazione nell’Eurozona.

Le ripercussioni sui contratti a tasso variabile

A subire in modo più concreto delle decisioni prese dalla Banca Europea saranno i consumatori che hanno stipulato un contratto di mutuo a tasso variabile. Tanto che sono molti gli italiani che negli ultimi mesi hanno deciso di cambiare da tasso variabile a tasso fisso, affrontando le relavite spese. Qualcuno si è rivolto al proprio consulente per una surroga per proprio mutuo. In ogni caso si cercano delle vie per poter fermare la crescita dalla rata mensile per l’acquisto di casa.

Ad oggi se una famiglia vuole richiedere un mutuo medio, pari a 125 mila euro a 20 anni, dovrà sostenere una spesa annuale di 500 euro in più. La Lagarde ha infatti chiarito: “Non c’è ancora un processo di disinflazione. Se guardiamo all’inflazione di fondo, al netto di alimentari ed energia, eravamo al 5% a novembre, siamo saliti al 5,2% a dicembre e siamo ancora al 5,2%, il massimo storico”. L’area euro, ha sottolineato, non può dirsi nella stessa situazione degli Usa, dove la Fed ha parlato invece di segnali di “disinflazione“. spiegando la scelta della Banca centrale europea

A subirne gli effetti sarà anche il mercato immobiliare. Infatti molti operatori del settore si attendono una contrazione delle vendite almeno fino alla primavera 2023. Ma in un contesto economico così incerto fare delle previsioni certe è davvero troppo difficile.

Francesca Cavaleri

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