Pannelli solari agrivoltaici, sempre più utili per l’agricoltura e non solo

Pannelli solari agrivoltaici fondono la sostenibilità con l’agricoltura. Ecco perché stanno sempre più trovando spazio nelle campagne italiane.

Pannelli solari agrivoltaici, il primo è in Puglia

Gli impianti agrivoltaici sono l’applicazione del fotovoltaico al settore agricolo. Ma l’impiego innovativo del fotovoltaico in agricoltura migliora la resa delle colture e aiuta a mitigare gli effetti del clima estremo.  Il primo impianto agrivoltaico in Italia e tra i primi in Europa è nato in Puglia. I sistemi agrivoltaici possono essere caratterizzati da diverse configurazioni spaziali e gradi di integrazione ed innovazione differenti, al fine di massimizzare le sinergie produttive tra i due sottosistemi (fotovoltaico e colturale). Ma anche garantire funzioni aggiuntive alla sola produzione energetica e agricola, finalizzate al miglioramenti delle qualità ecosistemiche dei siti dove sono installati.

Dal punto di vista spaziale, il sistema agrivoltaico può essere descritto come un “pattern spaziale tridimensionale”, composto dall’impianto agrivoltaico, e segnatamente, dai moduli fotovoltaici e dallo spazio libero tra e sotto i moduli fotovoltaici, montati in assetti e strutture che assecondino la funzione agricola, o eventuale altre funzioni aggiuntive, spazio definito “volume agrivoltaico” o “spazio poro”.

Pannelli solari agrivoltaici,

CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ENEA, GSE ed RSE hanno lavorato alla stesura delle linee guida che regolano il funzionamento di questi sistemi. Il documento specifica subito che quello agrivoltaico “è un sistema complesso, essendo allo stesso tempo un sistema energetico ed agronomico”. Tuttavia questo tipo di sistema non è applicabile a tutte le colture. Infatti ci sono colture molto adatte, per le quali l’ombreggiature ha effetti positie sulle rese quantitative. Eè il caso del luppolo, fave, patate ed insalate.

Tuttavia sono applicabile anche alle colture di zucchine, cetrioli, avena, asparagi, piselli, segale, sedano e carote. Quindi in tantissime colture stanno trovando via via applicazione, da nord a sud. Un terreno quindi aumenta la sua resa non solo dal punto di vista agricolo, ma anche dal punto di vista della produzione di energia pulita.

Ma quanto costa un sistema di questo tipo?

I costi di investimento non son superiori a 800 €/kW per sistemi oltre 10 MW, quindi sono “verosimilmente realizzabili senza sostegno”. Le principali voci di costo per cui risultano importanti differenze sono le strutture di montaggio che a partire da 65 euro al kilowatt degli impianti a terra arrivano a 320-600 €/kW per sistemi a colture seminative a 130-220 €/kW per colture permanenti.

I costi per le strutture di montaggio partono da 65 euro al Kilowatt degli impianti a terra. Mentre arrivano a 320-600 €/kW per sistemi a culture seminative a 130-220 €/kW per colture permanenti.

Ci sono poi i costi relativi alla preparazione del sito e l’installazione, che da 150 €/kW di installazioni tradizionali arrivano fino a 300 €/kW per sistemi a colture seminative . E i moduli, che da 220 €/kW della tecnologia tradizionale raggiungono i 350 €/kW nel caso si considerino moduli bifacciali vetro-vetro, che permettono anche di limitare la riduzione dell’irraggiamento a terra, favorendo l’attività agricola.

 

 

Francesca Cavaleri

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