Quando effettuiamo dichiarazioni fiscali possono maturare dei crediti fiscali, gli stessi possono essere riscossi sotto forma di rimborsi, oppure utilizzati in compensazione. In alcuni casi è la legge a determinare se si può optare tra questi due strumenti o deve essere utilizzato uno dei due. Questo strumento consente di ridurre gli importi fiscali da versare attraverso i crediti vantati nei confronti del fisco e può essere orizzontale o verticale. Quali sono le differenze tra compensazione orizzontale e verticale?
La compensazione verticale viene anche definita interna e prevede la possibilità di compensare il credito generato da una determinata imposta (ad esempio per effetto di detrazioni, deduzioni o rettifiche anche spalmate su più anni di imposta) con un debito fiscale della stessa natura. Ad esempio un credito Iva viene compensato con un debito Iva.
La compensazione orizzontale è invece più ampia e permette di compensare un credito fiscale anche con imposta di diversa natura, ad esempio un credito Iva può essere compensato con un debito generato da altra imposta come l’Ires o addirittura con debiti di natura previdenziale.
Naturalmente le compensazioni orizzontali sono più ampie e proprio per questo la legge stabilisce dei limiti. La di bilancio 2022 prevede che queste possano essere operate solo nel limite di 2 milioni di euro annui.
Nel caso in cui ci siano debiti iscritti a ruolo il cui termine di pagamento sia già scaduto è preclusa la compensazione orizzontale per importi superiori a 1500 euro. Infine, in caso di crediti superiori a 5.000 euro per ottenere tale beneficio è necessario il visto di conformità.
La compensazione orizzontale può inoltre essere effettuata solo a partire dal 10° giorno successivo alla presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito fiscale.
La compensazione orizzontale può avvenire esclusivamente con l’utilizzo del modello F24 presentato telematicamente attraverso i servizi Fisconline o Entratel. In caso di operazioni non regolari è prevista l’applicazione di una sanzione pari a 1.000 euro.
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