Carta docenti, va estesa anche ai precari e ai supplenti

La carta docenti deve essere estesa anche i precari e supplenti. E così l’Italia adegua la sua normativa e quella del resto dell’Unione Europea.

Carta docenti, cos’è?

La Carta del docente 2022 è stata istituita nel 2016, all’interno della legge sulla Buona Scuola. Si tratta di un contributo del valore di 500 euro che viene concessa ad ogni docente. Questi possono utilizzarla per comprare pc, libri, testi, corsi di formazione o aggiornamento, corsi di laurea. Ma anche entrare in musei, centri culturali ed attività connesse di carattere culturale.

Fino ado oggi la carta del docente spetta a tutti i docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che parziale, sia in periodo di prova o formazione. Ma adesso deve essere estesa anche a supplenti e precari, secondo quanto detta l’Unione Europea. Inoltre la Carta del Docente è un’applicazione web, quindi si può gestire in maniera esclusivamente virtuale. Per attivarla basta andare sul sito cartadeldocente.istruzione.it, o scaricare la relativa app per smartphone. Infine registrarsi, però, è necessario dotarsi di identità digitale SPID.

Come si è arrivati all’adeguamento?

L’adeguamento della normativa è arrivato a seguito di una sentenza della Corte di giustizia europea. In particolare un tribunale italiano aveva chiesto al corte di pronunciarsi in merito all’adeguamento tra il lavoro determinato e indeterminato. A seguito della sentenza l’Italia sta lavorando proprio su questo campo.

Ecco che quindi anche le posizioni dei precari o dei supplenti deve essere adeguata a quella dei docenti. E lo stesso vale per la carta docente, cioè verranno conteggiati 67.497 docenti annuali a tempo determinato16.470 docenti di religione. La platea dei nuovi beneficiari della carta docenti 2023 si allargherà a ben 84 mila precari. Ma potranno anche recuperare i 500 euro degli anni passati. Infatti, il recupero delle precedenti annualità è limitato per legge agli ultimi 5 anni e per evitare di mandare in prescrizione l’anno scolastico 2017/2018 bisogna inviare la diffida entro il 30 giugno prossimo. A favore della sentenza europea anche il sindacato dei docenti italiani.

Francesca Cavaleri

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