Gli integratori alimentari fanno ormai parte della quotidianità di molti italiani, si tratta di prodotti che non possono essere portati in detrazione nelle spese sanitarie e che spesso hanno dei costi elevati. Con il decreto Anticipi c’è però un’importante novità, infatti diminuisce l’Iva sugli integratori alimentari. Ecco cosa cambia.
Gli integratori alimentari sono una risposta alle cattive abitudini alimentari, a un aumentato fabbisogno di determinati “principi”, ad esempio calcio, ferro. Ce ne sono in commercio diverse tipologie, ad esempio i concentrati vitaminici che possono aiutare nel caso di difese immunitarie basse, sali minerali utili in estate e agli sportivi, integratori che migliorano la concentrazione e possono aiutare periodi di stress.
Solo in pochi casi gli integratori alimentari sono a carico del servizio sanitario nazionale, ad esempio il calcio in caso di gravi carenze, negli altri casi, invece, il costo è a carico del consumatore sebbene spesso si tratti di farmaci prescritti, o meglio consigliati dai medici. A ciò si aggiunge l’Iva al 22%.
Il decreto Anticipi ha previsto una riduzione dell’Iva al 10% attraverso l’inserimento degli integratori alimentari nella tabella A, parte III, allegata al Dpr n. 633/1972, con la conseguente applicazione dell’Iva agevolata al 10%. Per i consumatori può essere un efficace aiuto.
Questa non è però l’unica novità, infatti, nel decreto Anticipi, in materia di Iva si prevede anche un’altra importante novità: gli interventi di chirurgia estetica possono essere esenti da Iva. Affinché tali prestazioni siano esenti da Iva è necessario che siano volte a diagnosticare o curare malattie o problemi di salute o a tutelare, mantenere o ristabilire la salute, anche psicofisica.
Sono un esempio di interventi che possono essere esenti da Iva, gli interventi di mastoplastica additiva in seguito ad asportazione per tumore, una rinoplastica, ma anche interventi di rinoplastica e blefaroplastica. Dubbi sorgono su interventi volti a ridurre un disagio personale di natura psichica, le classiche insicurezze legate a un seno piccolo o ttropo grande. Il decreto Anticipi, ormai convertito pone l’accento sull’attestazione medica, è in base alla stessa che deve infatti essere determinato se l’intervento può rispondere a ragioni di tipo terapeutico o meno. Nel prima caso il chirurgo che esegue l’intervento potrà emettere fattura esente Iva.
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