Ancora novità per il concordato preventivo biennale, tra bastone e carota il MEF cerca di rendere questo strumento più attrattivo per le partite Iva e l’ultima novità è l’estensione dei controlli di un anno per chi non aderisce al concordato preventivo biennale. Un maxi condono a cui è difficile non aderire.
Il concordato preventivo biennale è un accordo sulla tassazione tra Fisco e contribuente, si applica per determinare la tassazione per due anni. Per i forfettari un solo anno. Ciò che ha determinato un certo scettiscismo da parte delle partite Iva è il modo di determinare la base imponibile che di fatto porta a una tassazione più elevata rispetto a quella applicata con il metodo ordinario basato sulle dichiarazioni. Questo avviene perché di fatto il concordato vuole essere uno strumento di contrasto all’evasione.
Essendo poco attrattivo, fatte le simulazioni, le partite Iva non aderiscono e il Governo cerca una via d’uscita applicando il metodo bastone e carota. Prima la flat tax sulla differenza tra quanto dichiarato negli anni precedenti e quanto si dovrebbe dichiarare secondo il fisco e ora un nuovo emendamento al decreto Omnibus che suscita perplessità e che è stato già cambiato tre volte.
Vediamo però cosa prevede l’emendamento nell’ultima versione, forse definitiva.
L’emendamento presentato prevede la possibilità per chi aderisce al concordato preventivo di evitare controlli fiscali per gli anni di imposta 2018-2022 versando una piccola imposta sostitutiva, con aliquota dal 10% al 15% ( in base al punteggio Isa) applicata su una percentuale del maggior reddito che secondo l’Agenzia delle Entrate il contribuente avrebbe dovuto dichiarare ma non ha dichiarato (prove del maggior reddito non ve ne sono, è un calcolo basato su “studi di settore”, indice Isa, mercato). La percentuale che andrà a determinare la base imponibile dipende dal punteggio Isa.
Le maggiori somme dovute dovranno essere versate entro il 31 marzo 2025 o in comode rate.
Non finisce però qui, infatti, per chi non aderisce partono i controlli, gli stessi sono però estesi. Nell’ultima modifica all’emendamento presentato al decreto Omnibus, si esclude dalla sanatoria l’anno di imposta 2023 per il quale ancora sono aperti i termini per presentare la dichiarazione, ma è stato aumentato di un anno il termine per i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Naturalmente questo espone a numerosi rischi. La ripota definitiva, o quasi, all’emendamento si avrà domenica 29 settembre, si passerà poi all’esame del Parlamento.
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