Cosa significa partita Iva movimentata?

Nel mondo frenetico e inquieto delle partite IVA e quindi dei lavoratori indipendente, c’è un modo di definire alcune partita IVA. Stiamo parlando della partita IVA movimentata. Ma, di cosa si tratta, cosa vuol dire questa definizione?

Partita IVA movimentata: cosa vuol dire?

Precisiamo subito col dire che con il termine partita IVA movimentata, non si intende una partita IVA irrequieta e che inizierà a fare baccano o a dimenarsi sulla nostra scrivania o nel nostro cassetto. O, per dirla in breve, una partita IVA con cui di certo non ci si annoia. Piuttosto è una colorita definizione per identificare una partita IVA attiva. A differenza, invece di una partita IVA definita dormiente. Quindi passata ad uno stato inattivo.

La partita IVA viene definita inattiva quando non è stata chiusa ma al contempo non è più movimentata da diverso tempo. Avere una partita IVA “inattiva”, difatti, significa che essa non viene più movimentata, nel senso che non sono più effettuate vendite e/o non sono più effettuati acquisti per questa partita IVA.

Perché avere una partita IVA dormiente (o inattiva)?

Partiamo col dire che da regola chi decide di chiudere la propria attività deve provvedere alla chiusura della partita IVA, presentando all’Agenzia delle Entrate il Modello AA9/12, in un tempo di 30 giorni dalla data dalla quale decorre la cessazione dell’attività.

Tuttavia, in genere chi lascia una partita IVA aperta, pure se la stessa non è più movimentata, è qualcuno che usa la stessa in modo sporadico. Ad esempio, il lavoratore dipendente che svolge in proprio anche delle consulenze esterne, presso soggetti diversi dall’azienda per cui lavora e per le quali è ugualmente richiesta partita IVA.

Nei casi di quelle partite IVA che registrano pochi movimenti durante un intero anno, potremmo ben parlare di una partita IVA poco movimentata. Ed anche qui, non facciamo riferimento allo status energico della stessa, che sia poco vivace.

Quali conseguenze per partita IVA inattiva?

Ora, però è anche bene capire se e quali conseguenze ci sono nei casi di una partita IVA inattiva.

Prima di tutto precisiamo che quando si apre una partita Iva e non si riesce a fatturare da un punto di vista fiscale non ci sono particolari conseguenze, non essendoci ricavi tassabili non potranno esserci imposte da pagare. Quindi, in breve questa è la primaria conseguenza dell’ avere una partita IVA sonnecchiante.

Quindi con una partita IVA che non fattura non ci sono particolari conseguenze se non il fatto che è obbligatorio presentare ogni anno il modello Redditi Persone Fisiche, anche per il semplice fatto di avere una partita Iva aperta, a prescindere dal volume di fatturato generato. Quindi, se essa sia vivace, sonnecchiante, movimentata, attiva o inattiva.

Tuttavia si prefigura la possibilità possibilità di generare una “perdita fiscale“, a cui si aggiunge che ci sono alcuni costi che si devono sostenere anche quando la partita Iva non genera fatturato.

Insomma, avere una partita IVA che non genera fatturato e quindi non ci fa battere cassa, non è esattamente un qualcosa di utile al contribuente. Quindi, sebbene a livello fiscale nulla è illecito, nel tenere una partita IVA dormiente, potrebbe essere più saggio che essa venga chiusa.

Partita IVA, come chiuderla?

Per dirla senza troppi fronzoli e quindi senza dare informazioni ne dormienti ne troppo movimentate, possiamo rispondere in breve a questa domanda.

La chiusura della partita IVA va effettuata entro 30 giorni dalla cessione dell’attività tramite modello AA9/11. Ci sono inoltre situazioni di chiusura d’ufficio di partite IVA inattive o quando non si presenta la dichiarazione dei redditi per tre anni. Quindi, se per tre anni la vostra partita IVA è preda di sonno profondo, c’è spazio per la chiusura d’ufficio della stessa.

Davide Scorsese

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Davide Scorsese
Tags: partita iva

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