Il registro dei corrispettivi IVA: quando si usa e a cosa serve

Il registro dei corrispettivi IVA va usato da alcune categorie di commercianti. Ecco nello specifico come funziona, chi deve usarlo e a cosa serve.

Il registro dei corrispettivi IVA: a cosa serve?

Il motivo principale per cui si utilizza il registro dei corrispettivi è per capire la posizione del contribuente nel confronti dell’Erario, ai fini della liquidazione dell’IVA. Tutte le attività (escluse quelle aderenti a particolari regimi fiscali) sono tenute a liquidare l’IVA. Si tratta del calcolo dell’importo dell’imposta tra le fatture emesse e quelle ricevute dai fornitori. La differenza tra questi due importi, rappresenta la somma da versare all’Erario. Questa operazione si svolge mensilmente oppure trimestralmente a seconda del volume d’affari dell’impresa.

Il registro dei corrispettivi IVA: chi deve usarlo?

Secondo l’art. 24 del D.P.R. 633/1972, tutti i commercianti al minuto hanno l’obbligo dell’uso dei registro dei corrispettivi IVA. Rientrano in questa categoria tutti coloro che esercitano professionalmente l’attivita di acquisto merci a nome e per conto proprio e le rivende. La rivendita può essere all’interno di una sede fissa, privata o mediante altre forma di distribuzione diretta al consumatore finale, o al pubblico in termini più generali. Pertanto ne fanno parte i negozianti, i bar, le pizzerie ed i parrucchieri. Questi commercianti non hanno l’obbligo di emissione della fattura (sia cartacia che elettronica). Ma devono annotare tutte le operazioni svolte nel registro dei corrispettivi.

Le informazioni da indicare

All’interno del registro vanno annotati i corrispettivi giornalieri. Per ciascuna tipologia di operazione deve essere indicati:

  • gli importi delle operazioni imponibili;
  • le operazioni esenti IVA;
  • le operazioni non imponibili;
  • gli importi delle operazioni soggette al regime del margine
  • le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro stato dell’Unione europea.

In questo ammontare vanno anche compresi i corrispettivi, comprensivi di imposta, delle operazioni che riguardano:

  • operazioni relative a immobili o beni strumentali;
  • operazioni effettuate con emissione di fattura comunque richiesta dal cliente oppure obbligatoria.

E’ bene appuntare la data di registrazione e la descrizone dell’operazione. 

Il registro dei corrispettivi: la modalità telematica

L’Agenzia delle entrate precisa che chiunque sia in possesso di un Registratore Telematico deve avere una connessione internet attiva al momento della chiusa della cassa. Questo permette l’invio dei dati attraverso l’operazione RT in automatico a predisporre il file contenente i dati da trasmettere al fisco. Infatti dopo la chiusura della cassa, l’RT prova a collegarsi al server dell’Agenzia delle entrate e, non appena il canale di colloquio è attivo, trasmette il file. Ma cosa succedere se in quel preciso istante ci sono problemi con la connessione? Ci sono 12 giorni di tempo per trasmettere i dati o riconnettendo l’RT o copiando il file dei corrispettivi su una memoria esterna e utilizzando l’apposita funzionalitàdi upload di tale file presente nel portale Fatture e Corrispettivi. Durante i giorni di chiusura non occorre fare nessuna operazione. Ma al momento del primo invio, sarà lo stesso sistema a contare i giorni di chiusura del negozio.

Modalità di tenuta del registro

Come in tutti gli altri registri obbligatori anche questo è esente da impsta di bollo e non è soggetto a vidimazione iniziale. Ma il contribuente ha un obbligo e cioè quello di numerare progressivamente le pagine. Infatti man mano che si scorre il registro le pagine oltre la numero progressivo deve anche indicare l’anno di riferimento delle registrazioni. Le aziende devono anche tenere tanti altri libri come quello della contabilità, fatture in entrata ed in uscita, ma per tutti vigono delle regole. Non devono essere presenti cancellature, correzioni, spazi lasciati vuoti, perchè se ci sono delle annotazioni da fare, questi devono sempre essere leggibili. Questo permette di garantire maggiore trasparenza delle singole operazioni.

Francesca Cavaleri

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Francesca Cavaleri
Tags: iva

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