Lavoro autonomo e dipendente: tutti i pro e i contro

Lavoro autonomo o dipendente? Come in ogni cosa ci sono i pro ed i contro da valutare. Facciamo insieme il punto della situazione.

Lavoro autonomo o dipendente: non esiste una scelta oggettiva

Partiamo dal concetto di base che non esiste una risposta univoca ed oggettiva. Infatti, ci sono una serie di variabili da considerare, spesso legate allo stile di vita di ognuno. Ma una cosa è certa: in entrambe le categorie ci sono spesso dei veri e propri professionisti del settore. Il lavoratore autonomo è una persona che svolge per se la sua attività. Investe tempo e denaro al fine di offrire ai clienti, la sua competenza. Non è subordinato ad orari e tanto meno ad altre persone. Secondo l’articolo 2222 del codice civile il lavoro autonomo consiste nel compiere verso un corrispettivo un’opera  o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.  E’ così che si guadagna da vivere. Invece il lavoratore dipendente è una persona che lavora per contro altrui. Ha un contratto di lavoro che lo lega al suo datore di lavoro. Ma ogni mese percepisce lo stipendio commisurato alle sue mansioni svolte.

Lavoro autonomo o dipendente: la stabilità

Come abbiamo appena accennato, uno dei vantaggi del lavoro dipendente è la stabilità economica. In altre parole chi ha un contratto di lavoro regolare, cioè è messo in regola, può contare su uno stipendio. Ciò vuole dire che alla fine di ogni mese, può stare tranquillo. Avrà la busta paga che gli permetterà di vivere e programmare la propria vita. E non solo, in molti contratti è prevista anche la tredicesima mensilità ed in alcuni casi anche la quattordicesima. E’ chiaro che in relazione al tipo di contratto che si è firmato o alla categoria di appartenenza ci sono delle variazioni. Ma questo permette anche pianificare le ferie e i congedi o permessi. Molto differente è il lavoratore autonomo che non può godere di questa tranquillità. Nessuna stabilità economica che il freelance, ma ciò non vuol dire che non possa guadagnare, anche molto di più di un dipendente.

Il lavoro e il mondo delle donne

Il mondo delle donne è sempre stato contrastante dal punto di vista lavorativo. Le donne dipendente hanno diritto alla maternità. Il congedo per maternità è un periodo flessibile, di astensione obbligatoria dal lavoro per un totale di 5 mesi. La donna può scegliere di congedarsi da due mesi precedenti alla data della presunta nascita, e fino a tre mesi dopo. Oppure si può scegliere un mese precedente al parto e quattro mesi successivi, previo parere medico. Ci sono anche dei tipi di lavoro che prevedeno l’astensione di lavoro subito dopo la scoperta della gravidanza. Per le lavoratrici autonome ci sono delle differenze. Tutte le casse prevedono un indennizzo di maternità. Si tratta di un assegno, spesso in unica soluzione, a titolo di ristoro per l’astensione dal lavoro. Le lavoratrici iscritte alla gestione separata dell’Inps,  possono fruire dell’indennità di maternità pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta. Esiste anche la possibilità di accedere al Premio nascita, pari ad 800 euro per la nuova vita.

Lavoro autonomo o dipendente: i fini pensionistici

Grazie al proprio lavoro, e agli stipendi, il lavoratore dipendente ha maturato il termine per il trattamento di fine rapporto (TFR). Si tratta di una somma di denaro, pertanto spesso anche chiamata liquidazione. E’ una porzione di retribuzione accantonata annualmente, che viene “restituita” al lavoratore quando cesserà la sua attività lavorativa. I lavoratori autonomi accumulano volontariamente delle quote ai fini del diritto alla pensione. Ad esempio il lavoratore autonomo può pagare l’INPS ogni tre mesi, ma non è obbligato a farlo. Febbraio, maggio, agosto e novembre sono i mesi destinati a questi pagamenti. Spesso il lavoratore autonomo sceglie anche dei fondi pensionistici per crearsi la famosa “liquidazione” che spetta al lavoratore dipendente.

E allora cos’è meglio?

Un consiglio che si può dare è quello di capire realmente che tipo di persona si è. Se si è pronti a lavorare sotto qualcuno, alle regole imposte, ma di contropartita avere una stabilità economica, allora il lavoro dipendente è quello più opportuno. Se invece si preferisce lavorare sentendosi più liberi, nella consapevolezza di poter stare sulle montagne russe dal punto di vista economico, allora il lavoro autonomo sarà la scelta vincente. Però a prescindere da tutto, il consiglio più giusto è probabilmente capire ed individuare il mestiere che si ama fare. Perché se si ama ciò che si fa, nulla diventa difficile ed i problemi, se ci saranno, si affronteranno con grinta. Importante è anche la propensione al rischio, al mettersi in gioco. Quindi, è meglio capire bene cosa si vuol fare davvero e poi scegliere che tipo di lavoratore essere. Perché se una persona il coraggio non ce l’ha di suo, è difficile che qualcuno possa darglielo.

Francesca Cavaleri

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