Meglio un’associazione culturale o società? Scopriamolo insieme

associazione culturale o società

Le persone hanno sempre avuto il desiderio di vivere in comunità e perseguire degli obiettivi comuni, proprio per questo l’uomo si definisce generalmente un animale sociale. Allo stesso tempo ha la necessità di regolare i rapporti che possono nascere al fine anche di evitare problemi e realizzare quella che viene definita la certezza del diritto. Purtroppo, soprattutto in Italia, per poter svolgere le attività “sociali” sono disponibili diverse forme giuridiche e non sempre è facile scegliere quella giusta perché ognuna ha dei pro e dei contro. Vedremo ora quali sono le differenze tra queste due forme in modo da poter scegliere tra associazione culturale o società.

Associazione culturale o società?

Nel precedente articolo sono stati esaminati i vantaggi e gli svantaggi di un’associazione culturale e in particolare è stato posto l’accento sui vantaggi fiscali che possono ottenere gli enti del terzo settore, con o senza personalità giuridica. Ciò che però molti si chiedono è se conviene di più scegliere di esercitare l’attività sotto forma di associazione culturale o società. Non è semplice rispondere al quesito, molto dipende dall’obiettivo che si intende perseguire, di fatto non esiste una risposta univoca, ma occorre analizzare bene la situazione concreta della singola realtà che si vuole costituire e capire come agire. Deve essere sottolineato che in Italia è possibile avere anche la società unipersonale, mentre per quanto riguarda le associazioni occorre che siano presenti almeno tre soci fondatori che possano ricoprire le cariche essenziali. Già questa è una prima nota che può fare la differenza.

Occorre ricordare che l’attività delle associazioni culturali deve essere svolta senza fini di lucro, si tratta infatti di un ente no profit, e  quindi gli associati non possono dividere gli utili. E’ vero che l’associazione culturale può avere dei dipendenti e che gli stessi naturalmente devono essere retribuiti, ma questo non fa venire meno il divieto di dividere gli utili, che è un’operazione diversa rispetto al pagamento delle retribuzione e dei contributi per dipendenti.

Si è detto in precedenza che le associazioni culturali possono anche avere una partita IVA e che possono avere anche natura commerciale, ma questo non vuol dire che vi sono degli utili da dividere, infatti eventuali ricavati dalle attività commerciali sono utilizzabili per pagare i dipendenti e per svolgere attività inerenti la stessa associazione e più in particolare il raggiungimento dello scopo.

La principale differenza tra associazione culturale e società

Questa breve disamina non vuole essere una inutile ripetizione di contenuti già presenti, ma un modo per far capire che vi è una fondamentale differenza tra l’attività svolta da un’associazione culturale e quella invece svolta da una società, di fatto sia scegliendo la formula della società di persone, sia quella di società di capitali  si ha la possibilità di dividere gli utili e quindi di avere un lucro. Tra le varie forme societarie presenti nel diritto italiano quella che molto probabilmente si avvicina di più all’associazione culturale è la società cooperativa in quanto ha comunque uno scopo mutualistico e ha come obiettivo la divisione degli utili tra tutti coloro che partecipano alla stessa società cooperativa.

Regime forfettario e associazione culturale

Ci sono inoltre altri risvolti da tenere in considerazione, ad esempio chi ha una partita IVA, professionista o con altra attività professionale, ed opera con il regime forfettario non può detenere quote o azioni di società e continuare ad operare con il regime fiscale forfettario. Tale limite però non vi è nel caso in cui si sia soci di un associazione culturale, questo vale anche nel caso in cui nella stessa associazione culturale si ricopra il ruolo di membro del consiglio direttivo.

Questo implica che se si vuole svolgere attività di promozione culturale ma professionalmente si lavora con una partita IVA e si gode del regime agevolato, è conveniente svolgere l’attività di promozione culturale con il vincolo associativo e non societario. L’unico caso in cui si può essere membri di una società e allo stesso tempo conservare il regime forfettario è quello della società cooperativa, ecco perché ancora una volta questa forma societaria potrebbe essere la soluzione.

Sei ancora indeciso tra associazione culturale o società? L’aiuto di un professionista inq uesto caso potrebbe esserti molto utile.