Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza: cos’è la crisi d’impresa

Imortanti novità con l'entrata in vigore del Codice della crisi di Impresa e dell'Insolvenza

stato di crisi d'impresa

Sebbene, per effetto del D.L. 118 del 2021, sia prevista un’entrata in vigore scaglionata, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza sta per segnare importanti novità con il superamento della datata Legge Fallimentare.

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza è contenuto nel decreto legislativo 14 del 2019, l’obiettivo è armonizzare le varie norme che nel tempo si sono susseguite in materia. Diciamo fin da subito che è prevista un’entrata in vigore scaglionata, la stessa è iniziata il 25 agosto 2021 e terminerà il 31 dicembre 2023, ma sicuramente la definizione di crisi di impresa fin da ora aiuta gli “attori” a eliminare dei dubbi. Tra le novità importanti di questo decreto vi è il fatto che all’articolo 2 comma 1 lettera A viene finalmente data una definizione allo stato di crisi, cosa che non era invece prevista in tutta la normativa in materia che nel tempo si era susseguita.

La norma citata stabilisce che si è di fronte a uno stato di crisi dell’impresa quando “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate’’.

Unione Europea: è essenziale armonizzare la disciplina della crisi d’impresa

L’inserimento di un’indicazione chiara su cos’è una crisi d’impresa si è resa necessaria anche in virtù di diverse direttive emanate in un decennio dell’Unione Europea, tra cui da ultima: la Direttiva 2019/1023/UE che richiede un’armonizzazione minima della materia a livello europeo, tenendo però in considerazione che a livello europeo predomina la cultura della prevenzione e del salvataggio delle aziende in crisi concedendo alle imprese anche una seconda opportunità. In questo caso di parla anche di rescue culture, principio però fortemente contrastato dalla Germania che ritiene tale atteggiamento errato in quanto potrebbe danneggiare anche le aziende sane, in una sorta di contaminazione economica.

L’obiettivo delle direttive è addivenire a una tempestiva e rapida ristrutturazione delle aziende in crisi anche al fine di non danneggiare i creditori, inoltre l’Unione Europea sollecita un’armonizzazione degli ordinamenti in materia per evitare il Forum Shopping, cioè una pratica attraverso la quale le parti possono scegliere presso quale tribunale incardinare un’azione legale al fine di scegliere l’ordinamento che più di altri possa dare una risposta favorevole rispetto alle proprie istanze.

Confusione della disciplina antecedente

La prima cosa da notare è che nel nuovo Codice non è presente una connotazione negativa allo stato di crisi di un’impresa, cioè non si parla più di fallimento e si supera quel senso di “vergogna sociale” che da sempre nel nostro ordinamento ha caratterizzato l’imprenditore che non riusciva a far fronte agli impegni economici della sua attività.

Capire cos’è la crisi d’impresa è molto importante anche perché nella legge fallimentare in vigore attualmente non viene tracciata una netta separazione tra essa e lo stato di insolvenza, con la conseguenza che è il giudice di volta in volta a dover valutare se ci si trova di fronte a una crisi di impresa con la possibilità di mettere in atto degli strumenti di salvataggio oppure se ci si trova di fronte a uno stato di insolvenza che non rende possibile nessuna manovra.

Sentenze importanti

La prima separazione tra questi due concetti, cioè crisi d’impresa e stato di insolvenza può essere ricavata dalla sentenza del 5 settembre 2008 n° 287 del Tribunale di Milano e che stabilisce lo stato di insolvenza di Alitalia, dichiarato in seguito a un esame prospettico della situazione che portava a ritenere che non vi fosse possibilità di alcun miglioramento della situazione anche tenendo in considerazione il prezzo del petrolio e la crisi economica in atto. Per la prima volta si ha una visione in prospettiva futura.

Segue la sentenza della Corte di Cassazione del 20 novembre 2018, n. 29913 che ha definito lo stato di insolvenza come una condizione irreversibile con impossibilità per l’impresa di continuare e restare sul mercato “fronteggiando con mezzi normali le obbligazioni”, anche in questo caso il giudice applica uno sguardo prospettico per determinare se l’impresa ha una qualche possibilità di ritornare in attivo. In caso di insolvenza si apre quindi la strada alla procedura per il concordato fallimentare.

Se vuoi sapere come funziona leggi l’articolo: Concordato Fallimentare: la procedura da seguire per ottenerlo.

Definire in modo puntuale lo stato di crisi di un’impresa e l’insolvenza ha anche risvolti pratici, infatti le imprese che si trovano in situazioni particolari, ad esempio concordato preventivo, amministrazione controllata, fallimento, liquidazione non può accedere agli aiuti di Stato e agli aiuti in regime de minimis.

Se vuoi sapere cosa sono gli aiuti de minimis leggi l’articolo: aiuti de minimis: cosa sono, ammontare e come ottenerli.

Tra le novità importanti vi è l’introduzione della piattaforma unica nazionale di accesso su cui sarà disponibile anche il test di autodiagnosi che ogni impresa può utilizzare per determinare se vi sono i presupposti oggettivi per aprire lo stato di crisi dell’impresa e quindi accedere a piani di ristrutturazione. Il decreto che determina i criteri per realizzare tali infrastrutture deve essere preparato entro il 24 settembre 2021 dal ministero della Giustizia

Crisi d’impresa in senso aziendalistico

Fino ad ora abbiamo considerato lo stato di crisi d’impresa dal punto di vista giuridico, questo è senz’altro importante perché per l’impresa che si trova in tale fase è possibile applicare diversi “correttivi” il cui obiettivo è aiutare l’impresa ad uscire dalle difficoltà, salvando così anche posti di lavoro, ad esempio è possibile applicare il concordato preventivo, accordi stragiudiziali, piani di risanamento, accordi di ristrutturazione. La nozione fornita dai giudici e ora anche dalla normativa di fatto corrisponde al concetto di crisi d’impresa in senso aziendalistico.

In questo caso per azienda in stato di crisi si intende quella in cui si verifica la presenza stabile di meccanismi che creano stati di tensione finanziaria che se non corretti in modo immediato possono portare allo stato di insolvenza. Anche in questo caso quindi si ritiene che la crisi d’impresa possa essere convertita e che di conseguenza sia possibile risanare l’attività attraverso dei correttivi.