Lavoratore autonomo non versa i contributi INPS: cosa succede?

lavoratore autonomo non versa contributi INPS

Per i lavoratori autonomi i contributi INPS sono un appuntamento fisso, può però capitare che vi siano dimenticanze, oppure che, a causa di una liquidità inferiore rispetto alle aspettative, si decida di rimandare il versamento, ma cosa succede se il lavoratore autonomo non versa i contributi INPS nei termini previsti?

Termini per il versamento dei contributi INPS

L’emergenza Covid ha portato molti termini di pagamento a slittare in avanti e sicuramente questo costante  provvedere a spostare i termini ha generato in molti confusione, inoltre le difficoltà economiche incontrate soprattutto dagli autonomi possono aver contribuito a maturare dei ritardi. Occorre ricordare che con il messaggio INPS 2731 del 27 luglio è stata prorogata la scadenza dei termini di versamento dei contributi previdenziali INPS dovuti per la Gestione speciale degli esercenti attività commerciali, per la Gestione speciale degli artigiani e per i professionisti con obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, fino al 15 settembre 2021, di conseguenza si è ancora nei termini per provvedere. Fatta questa premessa, andiamo a vedere cosa succede se il lavoratore autonomo non versa i contributi INPS.

Lavoratore autonomo non versa contributi INPS: avviso bonario

Nel caso di omesso pagamento dei contributi INPS è possibile essere sottoposti al pagamento di sanzioni, queste però sono diverse in base al comportamento del contribuente. Ci sono due possibili situazioni: cioè il caso in cui sia l’INPS ad accorgersi del mancato pagamento e di conseguenza notifichi un avviso comprendente l’indicazione degli importi da versare. Questi sono sono composti da contributi, interessi e sanzioni. In questa fase gli interessi e le sanzioni non sono particolarmente rilevanti, ma una volta ricevuta la notifica occorre procedere al pagamento entro in termini stabiliti, 30 giorni dal ricevimento, oppure chiedere la possibilità di pagare in rate mensili. La dilazione può essere frazionata in 20 rate se gli importi da versare sono superiori a 5.000 euro e in 6 rate trimestrali per importi inferiori a 5.000 euro.

Nel momento in cui si riceve l’avviso bonario la sanzione applicata è del 10% rispetto agli importi dovuti.

Notifica della cartella esattoriale

Nel caso in cui entro i termini stabiliti, cioè 30 giorni dal ricevimento, non si provveda al pagamento, ci sarà l’emissione della cartella esattoriale, con iscrizione a ruolo delle somme da versare. In questo caso la sanzione applicata è del 30% rispetto alle somme originariamente dovute.  Naturalmente vengono applicati anche i tassi di interesse. L’iscrizione a ruolo apre le procedure per l’esecuzione forzata con la possibilità di pignoramento delle somme sul conto corrente, degli immobili o dello stipendio. Occorre ricordare che nei confronti degli avvisi e dell’emissione della cartella esattoriale, il contribuente può sempre proporre ricorso in opposizione.

Mancato versamento dei contributi INPS e ravvedimento operoso

La seconda strada che può percorrere il lavoratore autonomo che non ha versato i contributi INPS è il ravvedimento operoso. Si tratta di una sorta di pentimento che però viene in un certo senso premiato. In questo caso il contribuente che ricorda di aver omesso il pagamento decide di sanare la propria posizione prima dell’arrivo dell’avviso dell’INPS. Non vi sono termini temporali entro cui è necessario procedere al ravvedimento operoso, ma non si può più optare per tale soluzione se l’INPS ha emesso l’avviso bonario. Anche in questo caso si applicano interessi e sanzioni, ma sono ridotti rispetto a quelli visti in precedenza.

  • 0-14 giorni di ritardo si applica la sanzione dello 0.1% sull’importo;
  • 15-30 giorni di ritardo la sanzione ammonta all’1,5% sull’importo iniziale;
  • 31- 90 giorni di ritardo si applica l’1,6%;
  • Oltre 90 giorni e fino a un anno in questo caso la sanzione comincia ad essere importante e ammonta al 3,75% calcolato sugli importi inizialmente dovuti;
  • Da un anno a due anni in questo caso la sanzione è del 4,2% rispetto agli importi iniziali;
  • Dopo i 2 anni  la sanzione è del 5% rispetto alle somme inizialmente dovute.

Alle sanzioni ora viste devono essere sommati i tassi di interesse che attualmente corrispondono allo 0,2%.

La prescrizione dei contributi non versati

Cosa succede se il lavoratore autonomo non versa i contributi INPS e l’Istituto non emette alcun avviso? In questo caso, come tutti i debiti nei confronti della Pubblica Amministrazione, è prevista la prescrizione dei contributi non pagati. Occorre però prestare attenzione, infatti per maturare la prescrizione è necessario che non sia emesso alcun avviso, ad esempio se vi è un avviso bonario, dal momento del suo ricevimento ricominciano a decorrere nuovamente i termini di prescrizione, ma da zero e di conseguenza per maturare un’eventuale prescrizione saranno necessari ulteriori 5 anni senza che l’INPS richieda i versamenti. Inoltre, i contributi non versati, se anche prescritti, naturalmente non contribuiscono a maturare i diritti pensionistici/assistenziali quindi ci saranno periodi scoperti.

Note finali

Spesso il lavoratore autonomo che non versa i contributi, oltre ad omettere il versamento delle proprie quote, omette anche quello degli eventuali lavoratori dipendenti. Per tali soggetti valgono le stesse regole, cioè c’è la prescrizione entro 5 anni e quindi non sarà possibile regolare la loro posizione contributiva. Giustamente questi soggetti sono danneggiati perché si ritrovano ad aver lavorato senza avere una posizione contributiva regolare e spesso ne vengono a conoscenza per caso, magari al momento di richiedere l’estratto conto contributivo all’INPS. In questo caso vi è una possibilità, cioè il lavoratore che scopre l’omesso versamento dei contributi a suo favore, può denunciare il fatto e in questo caso la prescrizione non sarà in 5 anni, ma in 10 anni. La denuncia per l’omesso versamento dei contributi può essere presentata anche dagli eredi.